La vita di ogni giorno nell’antico Egitto





In questo articolo si prendono in esame alcuni aspetti (e non può essere altrimenti tenuto conto della lunghezza dello scritto) della vita ordinaria nell’antico Egitto.


ABITAZIONE


Vi erano diversi tipi di residenze per i nuclei familiari:


1) l’abitazione tipica del funzionario si contraddistingueva per un pianoterra utilizzato per le attività lavorative[1], un primo piano per l’accoglienza di persone sconosciute o con cui si aveva un rapporto di affetto e stima, un secondo contenente le stanze da letto e quelle in cui soggiornavano esclusivamente donne e bambini[2];


2) l’abitazione dei ceti meno abbienti aveva solamente un piano, con una mobilia scarna[3], e frequentemente era costituita da un unico ambiente interno. 



Modellino originale di casa egizia
Neppure le case aristocratiche, in ogni caso, disponevano di molti mobili. Nell’ambiente attrezzato per la preparazione e la cottura delle vivande vi era solitamente un vaso di terracotta, rame o altro metallo, pieno di brace accesa per riscaldare la stanza; una costruzione a volta in muratura, scaldata a legna, per cuocervi il pane o altre cose; canestri e recipienti panciuti di terracotta, di varie dimensioni, con due manici e bocca ristretta per conservare le pietanze[4]
Anche il salotto era arredato con sobrietà. Difatti gli antichi Egizi non tenevano in gran conto i ricchi banchetti e la mobilia costosa. Consumavano i pasti seduti su tessuti di paglia, canne o altri vegetali intrecciati, preparando ordinatamente tavole di piccole dimensioni, a poca distanza dal suolo, per mangiare da soli o insieme ad uno o due individui.


SPOSALIZIO


Statuetta egizia di famiglia
Le nozze potevano essere poligamiche[5] in quanto era consentito tenere una o più donne conviventi con un uomo senza matrimonio, a volte con il consenso delle mogli nella circostanza in cui non fossero nati figli legittimi. 
Generalmente solo il faraone, per assicurarsi una propria progenie, si sposava con più donne, ma non scarseggiavano esempi che vedevano coinvolti normali cittadini, come riferisce il Papiro Mayer[6]. Accadevano spesso nozze tra parenti stretti come zio e nipote, tra cugini e pure fra fratelli che avevano in comune solo il padre, per contro non si possiedono testimonianze di sposalizi fra fratelli che ebbero gli stessi genitori (tranne che, ovviamente, nei sovrani egizi per motivazioni presenti nel dogma reale). 

Il matrimonio non necessitava di una convalida da parte dello Stato e/o di sacerdoti[7], poiché bastava il benestare dei due coniugi di abitare nella medesima dimora. Sino al periodo saitico[8] (da Sais[9], il centro abitato sede degli organismi legislativi e amministrativi centrali del regno egizio nell’arco di tempo menzionato in nota n. 3) l’accordo avveniva tra il genitore della sposa ed il futuro consorte, successivamente tra i due sposi. La donna coniugata restava proprietaria dei suoi averi[10] ed il marito era obbligato a sostenerla economicamente. Delle sue ricchezze la moglie poteva servirsene liberamente, avendo la facoltà di assegnarle ai figli o privando uno di loro dell'eredità. Il documento scritto con il quale una donna di nome Naunekhet della XX dinastia (1185-1078 a.C.) dispone dei propri beni dopo la sua morte, è davvero illuminante a questo proposito: il testamento, dichiarato autentico e steso di fronte ad un tribunale, stabiliva che, degli otto figli che aveva messi al mondo, non fossero ammessi al godimento del patrimonio materno una figlia - in modo parziale - e due altre figlie e un figlio in modo completo. Questo in quanto non si erano presi cura della genitrice nella sua ultima età della vita.


AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA


Bassorielievo con scribi al lavoro
I magistrati facevano parte di uno specifico gruppo sacerdotale: i preti di Ma’at. Generalmente erano in rapporto di parentela con il monarca egizio e con i patrizi. 
Nelle udienze erano autorizzati a parlare coloro che avevano assistito ad un fatto o avevano avuto diretta conoscenza delle circostanze in cui si era svolto, ossia l’accusa e l’imputato. Mancano invece conferme sulla presenza di difensori. Tuttavia alcuni papiri, ritrovati in un edificio in cui si amministrava la giustizia, raccontano che la genitrice e la sposa di un incriminato ingiustamente abbiano adoperato degli espedienti per indurre in errore l’accusa. Non esisteva giuria, ma solamente il magistrato aveva il compito di decretare chi fosse colpevole e quale condanna comminargli. 
Diverse favole egizie, che hanno come protagoniste delle consorti che commettono adulterio, narrano chiaramente quali fossero i castighi: in una fiaba la sposa di Anubis[11] venne presa a botte e data in pasto agli animali selvatici, mentre, in un’altra, la consorte adultera di un ministro ufficiale del culto le venne scorticata alla presenza del re egizio. Vi sono inoltre dei testi che descrivono come ai delinquenti, e specialmente alle donne che esercitano la prostituzione, fossero tagliati il naso[12] e le orecchie.


Giampiero Lovelli






BIBLIOGRAFIA


AA.VV., Egitto: Storia e Mistero, De Agostini, Novara 1999;
E. BRESCIANI, L’Antico Egitto, De Agostini, Novara 2000;
G. CANTÚ, I misteri delle piramidi: magia e segreti dell’Antico Egitto, Giovanni De Vecchi, Milano 1998;
A. CARIOLI, Reportage dal Kemet, in «Focus Storia Collection», Mondadori Scienza, Milano 2016;
F. CIMMINO, Vita quotidiana degli Egizi, Bompiani, Milano 2001;
L. P. LOVARI, Kemet: storia dell’antico Egitto, Harmakis, Montevarchi 2016.


[1] Bresciani, E. L’Antico Egitto. Novara: De Agostini, 2000, p. 84.
[2] Lovari, L. P. Kemet: storia dell’antico Egitto. Montevarchi: Harmakis, 2016, p. 81.
[3] Aa.Vv. Egitto: Storia e Mistero. Novara: De Agostini, 1999, p. 342.
[4] Aa.Vv. Egitto: Storia e Mistero. op. cit., p. 385.
[5] Bresciani, E. L’Antico Egitto. op. cit., p. 208.
[6] Cimmino, F. Vita quotidiana degli Egizi. Milano: Bompiani, 2001, p. 228.
[7] A. Carioli, Reportage dal Kemet, in «Focus Storia Collection» estate 2016, pp. 68-75.
[8] L’età saitica va dal 664 al 525 a.C.
[9] È posta sulla riva orientale della diramazione di Rosetta del fiume Nilo. La denominazione odierna è Sa el-Hagar. 
[10] Aa.Vv. Egitto: Storia e Mistero. op. cit., p. 521. 
[11] Dio sciacallo che difendeva i luoghi di sepoltura dei defunti e l'aldilà.
[12] CantÙ, G. I misteri delle piramidi: magia e segreti dell’Antico Egitto. Milano: Giovanni De Vecchi, 1998, p. 188.


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