La battaglia di Crisopoli (324 d.C.)






Lo scontro armato di Crisopoli[1] (18 settembre del 324 d.C.)[2] ebbe luogo in prossimità di Calcedonia (in greco antico Χαλκηδών, in latino Chalcedonia), in Bitinia, fra gli Augusti Costantino I e Licinio[3]. La disfatta militare di quest’ultimo portò come conseguenza che Costantino divenne l’unico Signore di tutto l’impero romano e non solo della parte occidentale. 


PRESUPPOSTI


Busto di Costantino I
La situazione di non belligeranza fra Costantino I e Licinio perdurava già da sette anni (dal 317 d.C.). I figli di Costantino (Crispo e Costantino II) e di Licinio (Valerio Liciniano Licinio) erano diventati Cesari per volere dei relativi genitori. Tuttavia nel 323 d.C. alcune scorrerie dei Goti[4] portarono al deterioramento del nuovo tipo di organizzazione politica (basata allora su una nuova specie di tetrarchia: due augusti e uno o due cesari per zona). La provincia soggetta ad incursioni, la Mesia, era posta nella parte orientale dell’impero, quindi sotto il governo dell’Augustus d’oriente, Licinio, ma Costantino entrò lì in azione per scacciare i Goti[5]. Ciò comportò lo scoppio del conflitto civile l’anno seguente. Dopo essere stato battuto nello scontro armato terrestre di Adrianopoli (3 luglio del 324 d.C.) ed in quello marittimo dell’Ellesponto (luglio del 324 d.C.), Licinio raggiunse Calcedonia per dare un nuovo assetto all’esercito, disponendo che un certo numero di soldati rimanesse a Bisanzio per proteggerla[6] ed eleggendo come nuovo augusto d’occidente il proprio magister officiorum Sesto Marzio Martiniano. Lo stesso, in seguito, andò nella città di Lampsaco[7] (in greco antico Λάμψακος, in latino Lampsacus o Lampsacum), nella Troade, per evitare che l’Augustus d’occidente si spostasse dalla Tracia all’Ellesponto. Nel frattempo l’Augustus d’oriente sistemava i suoi reparti militari sulle colline o in valli strettissime a pareti ripide, situate nei paraggi di Calcedonia[8]. Frattanto Costantino, potendo fare affidamento su numerose imbarcazioni sia da guerra che mercantili, essendo desideroso di impossessarsi della sponda opposta dal momento che riteneva il litorale marino della Bitinia non adatto allo sbarco, scelse di ormeggiare il complesso delle sue navi vicino al promontorio Sacro, posto a settentrione di Calcedonia e distante dal centro urbano pressappoco 200 stadi (35 Km)[9]


SVOLGIMENTO DELLO SCONTRO ARMATO


Moneta raffigurante Sesto Marzio Martiniano
Fatti scendere dalle imbarcazioni i suoi uomini, l’Augustus d’occidente iniziò a presidiare diversi colli della regione[10]. Licinio, rendendosi conto che la Bitinia era ormai occupata dall’avversario, richiamò da Lampsaco Sesto Marzio Martiniano e, dopo aver incitato le sue truppe a sconfiggere una volta per tutte il nemico, li guidò in battaglia[11]. Ogni schieramento aveva un proprio vessillo: Costantino portò il labaro con la raffigurazione del monogramma di Cristo sulla parte superiore dell’asta, mentre l’Augustus d’oriente utilizzò le insegne degli dei romani. Licinio temeva la raffigurazione del monogramma di Cristo e per tale motivo comandò alle sue forze armate di non danneggiarlo e di non osservarlo. 


Costantinopoli che incorona Costantino I
Lo scontro armato si verificò fra il promontorio Sacro e Calcedonia, sconfiggendo l’esercito dell’Augustus d’occidente (più numeroso) quello di Licinio. Sembra che Costantino abbia attuato un imponente attacco frontale contro i reparti militari dell’Augustus d’oriente per far sì che quest’ultimi abbandonassero precipitosamente il campo di battaglia. Dei 130.000 soldati impiegati da Licinio, solamente 30.000 scamparono alla morte, mentre gli altri furono uccisi o presi prigionieri[12]

A causa di tali eventi, Bisanzio e Calcedonia[13] aprirono le porte all’Augustus d’occidente, e l’Augustus d’oriente ritenne opportuno trovare rifugio a Nicomedia insieme ai suoi combattenti a cavallo e a un numero esiguo di fanti, senza avere oramai alcuna speranza di vittoria. Oramai accerchiato in quella città[14], Licinio preferì arrendersi a Costantino che lo fece confinare a Tessalonica[15], mentre Sesto Marzio Martiniano venne ucciso qualche tempo dopo. 


RIPERCUSSIONI


Ludi Triumphales di Jean Léon Gérome
Costantino divenne l’unico Signore di tutto l’impero romano[16], non essendoci più il potere esercitato da quattro persone, instaurato da Diocleziano più o meno quarant’anni prima. L’anno successivo (325 d.C.)[17] Licinio venne ucciso mediante esecuzione capitale per impiccagione, probabilmente per aver cospirato contro l’imperatore[18]. Per festeggiare con solennità il proprio memorabile successo militare sull’Augustus d’oriente, Costantino stabilì che ogni anno, dal 18 al 22 settembre, vi fossero i Ludi Triumphales.


Giampiero Lovelli


BIBLIOGRAFIA

G. CLEMENTE, Guida alla storia romana, Arnoldo Mondadori, Milano 1985;
A. FREDIANI, A. I grandi generali di Roma antica. Newton & Compton, Roma 2003;
S.J. KOVALIOV, Storia di Roma, Pgreco, Roma 2011;
C. MATSON ODAHL, Constantine and the Christian Empire, Routledge, New York 2004;
I. MONTANELLI, Storia di Roma. RCS Libri, Milano 1997;
T. MOMMSEN, Storia di Roma antica, Sansoni, Milano 2001;
M. PANI - E. TODISCO, Storia romana. Carocci, Roma 2008;
F. SAMPOLI, Costantino il Grande e la sua dinastia. Newton & Compton, Roma 1955;
A. SPINOSA, La grande storia di Roma, Arnoldo Mondadori, Milano 1998;
A. ZIOLKOWSKI, Storia di Roma, Bruno Mondadori, Milano 2006.


[1] Matson Odahl, C. Constantine and the Christian Empire. New York: Routledge, 2004, p. 180.
[2] Clemente, G. Guida alla storia romana. Milano: Arnoldo Mondadori, 1985, pp. 294-295.
[3] Pani, M.; Todisco, E. Storia romana. Roma: Carocci, 2008, p. 342.
[4] Tribù germaniche orientali provenienti dall’isola di Gotland e dalla terra di Götaland in Svezia.
[5] Zosimo, Storia nuova. II, 21, 1-3.
[6] Zosimo, Storia nuova. II, 25, 1.
[7] Sampoli, F. Costantino il Grande e la sua dinastia. Roma: Newton & Compton, 1955, p. 130.
[8] Zosimo, Storia nuova. II, 25, 2.
[9] Zosimo, Storia nuova. II, 26, 1.
[10] Ibidem.
[11] Zosimo, Storia nuova. II, 26, 2.
[12] Zosimo, Storia nuova. II, 26, 3.
[13] Frediani, A. I grandi generali di Roma antica. Roma: Newton & Compton, 2003, p. 538.
[14] Ibidem.
[15] Spinosa, A. La grande storia di Roma. Milano: Arnoldo Mondadori, 1998, p. 486. 
[16] Anonimo Valesiano, V, 28-29.
[17] Montanelli, I. Storia di Roma. Milano: RCS Libri, 1997, p. 383.
[18] Zosimo, Storia nuova. II, 28.



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