Il "Progetto Greco", il piano del XVIII secolo per ricostituire l'Impero Bizantino



Per comprendere l’articolata e complessa situazione politica e territoriale dell’Europa orientale di circa fine XVIII secolo, bisogna descrivere le cause e gli eventi bellici antecedenti a questo capitolo storico, eventi che hanno portato dalla lenta e continua decadenza dell’Impero Turco Ottomano prima, al trattato di San Pietroburgo tra Sacro Romano Impero e Russia dopo, ed infine al tentativo dell’Impero Russo e dell’Impero Asburgico, suo alleato, di eliminare l'Impero Ottomano. Il piano ambizioso, sfociato in una guerra contro l'Impero Turco durata circa sei anni, aveva lo scopo preciso della spartizione delle terre tra le due potenze in questione, con alcuni territori ceduti a Francia ed Inghilterra, e la ricostituzione dell’Impero Bizantino sulle terre non spartite. 

La parte orientale dell’Europa, i Balcani e l’Anatolia nel XVIII secolo erano sotto la dominazione turca ottomana da ormai oltre due secoli. Questo stato era nato agli inizi del XIV secolo nel territorio dell’odierna Turchia dal capo e fondatore della dinastia ottomana Osman I (1258-1326) grazie alla politica del sultano Murad I (1326-1389). I molti tentativi militari e diplomatici attuati da parte di vari stati cristiani sia cattolici che ortodossi - quindi stati europei occidentali e europei orientali - non seppero impedirne l’espansione, i discendenti di Osman riuscirono non solo a diventare nel XVI secolo un impero molto vasto territorialmente e con una propria solida struttura statale ed economica, ma divennero anche una potenza militare in grado di poter minacciare già dagli inizi del 1500 la città di Vienna. 


L'assedio di Costantinopoli

Per secoli l’Impero Bizantino aveva schermato l’Europa dalle invasioni provenienti da oriente. L’impero erede di Roma era caduto il 29 maggio 1453 con la presa della capitale Costantinopoli, la Mela Rossa (Kizil Elma) come la chiamavano i turchi, difesa eroicamente dall’ultimo imperatore bizantino Costantino XI Paleologo (1405-1453), conquistata dal sultano Maometto II. Nel 1460 erano stati sottomessi gli ultimi territori appartenuti all’impero romano d’oriente: il Despotato di Morea e l’Impero di Trebisonda nel 1461. Costantinopoli non esisteva più dopo una storia più che millenaria, lasciando una profonda impronta culturale ed artistica mentre alle porte dell’Europa si affermava una nuova potenza di religione musulmana decisa a espandere i suoi confini territoriali, volendo conquistare e sottomettere tutti gli stati cristiani, dopo aver distrutto l’impero bizantino nonché annesso il Regno di Serbia, il Regno di Bulgaria e, per ultimo, quello di Ungheria. La strada risultava così aperta per assaltare la capitale Vienna, la citta’ cristiana cattolica divenuta il successivo obiettivo da conquistare. 

A partire dal XVI secolo l’Impero Ottomano divenne una minaccia reale per l’europa cristiana in quanto possedeva una solida economia basata sui commerci e un territorio molto esteso che, sotto il sultanato di Solimano I detto il magnifico (1494-1566), comprendeva i Balcani, l’Anatolia, le coste dell’Arabia fino alla città di Baghdad anch’essa sotto la dominazione turca, l’isola di Rodi e di Creta, l’Egitto e l’attuale Tunisia. Questo perche’ nel XVI secolo l’Impero Ottomano aveva sul piano militare una macchina bellica molto potente, grazie anche ai Giannizzeri: unità d’elite, armate con sciabola, arco e, appena furono disponibili, archibugi. I Giannizzeri parteciparono anche all’Assedio di Constantinopoli, in particolare all’ultimo assalto del 29 maggio 1453, dove 15000 di loro vennero mandati all’assalto finale della città.  Questo corpo speciale era costituito da genti di varia nazionalita’ reclutate soprattutto nelle regioni balcaniche, appartenenti a popolazioni cristiane e convertite all’islam obbligatoriamente


Giannizzeri

La Devscirme, istituita dal sultano ottomano Murad I come tributo in vite umane dovuto dagli stati cristiani da lui sottomessi, significa proprio “la raccolta” e serviva a reclutare le persone che affluivano nell’unita militare dei Giannizzeri. Questi erano stati creati dal sultano Orhan I (1281-1362) per rimpiazzare all'epoca le truppe tribali, così da crearsi un gruppo d’elite in grado, con il duro addestramento, di ingaggiare duri scontri con le truppe avversarie in forza anche della fanaticità della loro religione. 
Questa unità d’elite militare durerà nell’Impero Ottomano per circa cinque secoli dalla sua creazione, con la definitiva abolizione decretata dal sultano Mahumud II (1789-1839) solo nel 1826, poiché diventata non più soltanto una unità militare, bensì una casta ricca di previlegi (come l’esenzione dalle tasse) e dal forte potere decisionale in termini politici, tale da causare anche rivolte contro gli stessi sultani per la decisione su chi dovesse salire sul trono ottomano, e diventando così pericolosi per la stabilità dello stesso stato turco. 


Assedio di Vienna 1529

Dal XVI secolo l’Impero Ottomano cominciò una serie di guerre, in particolare contro il Sacro Romano Impero, che si protrarranno per circa altri due secoli, alcune delle quali motivate anche dalla stessa necessità di tenere occupati i Giannizzeri e impedirne possibili rivolte. Queste guerre furono condotte contro la Repubblica di Venezia, i Cavalieri di Malta, la Spagna e ogni potenza cristiana che si opponesse al disegno turco ottomano di conquista, sottomissione e conversione all’Islam. A tal fine fu organizzato l'assedio ottomano contro alla città di Vienna nel 1529, finito con la ritirata turca dopo una incessante pioggia e una decisa resistenza austriaca. Dopo questa esperienza i turchi compresero la difficoltà di portare attacchi al cuore dell'Europa in quanto già la capitale dell’impero austriaco si trovava il limite delle possibilità logistiche per l'esercito ottomano. Al suo arrivo Solimano I il magnifico si era trovato con meno pezzi di artiglieria di quelli con cui era partito, a causa delle numerose perdite durante la marcia verso Vienna. La città, la quale al suo interno contava poche migliaia di soldati (circa 12000 effettivi mentre solimano i riusciva a schierarne 120000) resisteva con le sole proprie forze all’urto della potenza dell’esercito ottomano poiché Carlo V d’Asburgo (1500-1558), imperatore per successione parentale dinastica del Sacro Romano Impero, della Spagna e dei suoi possedimenti in America, era impegnato altrove nella guerra contro la Francia del re Francesco I alleato del sultano ottomano nel tentativo - risultato poi vano - di stringere tra due potenze i suoi domini.

Il secondo assedio degli ottomani accadde nel 1565 con il “Grande Assedio di Malta”. Dopo la conquista di Costantinopoli del 1453 e della sconfitta di Gerba del 1560, il mediterraneo era diventato un lago islamico pertanto l’unico territorio in mano cristiana in grado di minacciare i piani ambiziosi e commerciali nel mar Mediterraneo dei turchi ottomani erano i Cavalieri dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni risedienti a Malta, sia per la posizione strategica dell’isola situata circa nel mezzo del Mediterraneo, sia per gli attacchi da loro perpetrati. I Cavalieri di Malta, infatti, cercavano di ostacolare continuamente le navi turche barbaresche nel Mediterraneo, all’epoca capitanate dall’ammiraglio ottomano Dragut (1485-1565), e l’impero ottomano per questi motivi decise di attaccare l’isola di Malta per elimnarli. I Cavalieri di Malta si erano insediati nell’isola dopo la loro cacciata dai turchi stessi dall’isola di Rodi, con l’assedio del 1522, e la successiva donazione all’Ordine Ospedaliero di San Giovanni nel 1530 del territorio maltese da parte dell’imperatore Carlo V, un dono elargito in cambio di un falco inviato al Re di Sicilia e di una santa messa. L'isola era un ottimo punto per creare una base al fine di un successivo assalto all’Italia, quindi si comprende l’importanza strategica militare, politica ed economica possedute da Malta per l’Europa cristiana, uno degli ultimi baluardi ad opporsi all’espansione turca ottomana nel XVI secolo. 


Assedio di Malta

Il Grande Assedio di Malta fu un atto bellico di grande importanza, come detto prima, in quanto la caduta dell’isola nelle mani dei turchi ottomani avrebbe portato al controllo definitivo di questi ultimi del Mediterraneo portando gravi conseguenze: i commerci per esempio sarebbero stati sotto il pieno giogo turco. Fu grazie alla resistenza dei cavalieri dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni guidati dal loro 49° Gran Maestro Jean De La Vallette (1494-1568) e grazie all’arrivo del “Gran Soccorso” rinforzi militari spagnoli e siciliani provenienti dalla citta’ di Messina, che i Cavalieri ed i soldati presidianti l’isola di Malta riuscirono nell’intento di respingere l’assedio turco dopo circa quattro mesi di attacchi continui. Circa 6000-7000 uomini, di cui 550 cavalieri dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni, impedirono la conquista di Malta resistendo agli attacchi dell’esercito turco composto da circa 30000-40000 uomini, insieme agli equipaggi delle navi e 6000 Giannizzeri. 
Con la vittoria cristiana di Malta, l’Europa aveva ottenuto una importante vittoria religiosa e strategico-militare sul turco. In onore di questo trionfo dei Cavalieri e del loro comandante il Gran Maestro dell’Ordine di Malta Jean De La Vallette venne dato il nome La Valletta alla città divenuta capitale dell’isola. 


Assedio Famagosta, supplizio Bragadin

Nel luglio del 1571 iniziava l’assedio di Nicosia città dell’isola di Cipro, oggi capitale dell’isola, che dopo circa due mesi veniva conquistata dai turchi ottomani comandati dal gran visir Lala Kara Mustafa Pascià (1500-1580). La truppa che presidiava la città venne massacrata e la testa del comandante Niccolò Dandolo venne fatta recapitare al governatore e generale militare senatore veneziano dell’isola di Famagosta, dal 1480 sotto dominio veneziano, Marcantonio Bragadin (1523-1571). Bragadin, intuendo un possibile assedio turco ottomano alle porte, ritenne di dover iniziare subito i lavori di rinforzo delle mura e di ogni altro mezzo necessario per resistere. Intanto che l’assedio all’isola di Famagosta era iniziato nel mese di settembre, dove circa 6000 uomini cercavano di resistere alla potenza dell’esercito turco ottomano composto da circa 200000 uomini con 1500 pezzi di artiglieria che bombardavano continuamente la città, papa Pio V (1504-1572) ritenne fosse arrivato il momento giusto per riunire gli stati cristiani divisi indicendo una nuova crociata contro i turchi. Sotto il comando di Don Giovanni d’Austria venne proclamata la Lega Santa composta dalla Repubblica di Venezia, Repubblica di Genova, Ducato di Savoia, Stato Pontificio, Impero Spagnolo, Granducato di Toscana, ducato di Urbino e dai Cavalieri di Malta. La lega doveva affrontare con la propria flotta quella turca ottomana per impedirne l’avanzata nel Mediterraneo e soccorrere Famagosta che si trovava sotto assedio. Il primo di agosto del 1571 Famagosta si arrendeva ai turchi ottomani. Nostante gli accordi presi tra Marcantonio Bragadin ed il comandante turco Lala Kara Mustafa Pascia’, ci furono attriti in seguito alla scoperta delle uccisioni da parte dei veneziani di prigionieri turchi e per il rifiuto del generale veneziano di lasciare in mano turca un soldato veneto. Non rispettando quindi l’accordo con i veneziani, i turchi imprigionarono Marcantonio Bragadin e lo martirizzarono con terribili torture uccidendolo. Il comandante turco ricevette critiche anche dallo stesso sultano ottomano per il suo comportamento crudele e brutale. 


Battaglia di Lepanto

La notizia della resistenza e capitolazione dell’isola di Famagosta raggiunse intanto la Lega Santa. Sebbene fosse stata sconfitta, la guarnigione veneziana aveva dato il tempo agli stati cristiani di prepararsi per affrontare il turco in mare e la Battaglia di Lepanto avvenuta il 7 ottobre del 1571 venne vinta dalla Lega Santa composta da circa 210 navi cristiane contro le circa 344 navi turche ottomane capitanate da Muezzinade Alì Pascià. La notizia della vittoria cristiana a Lepanto venne recapitata a Roma al papa Pio V dopo circa ventitre giorni. La vittoria della battaglia di Lepanto ebbe una grande importanza religiosa: dopo molte battaglie condotte dai cristiani ortodossi d’oriente e dai cristiani cattolici d’occidente perse negli anni antecedenti alla vittoria di Lepanto, quali la Battaglia della Piana dei Merli del 1389 condotta dal Regno di Bosnia e dalla Serbia, la Crociata di Nicopoli del 1396 con schierati alleati Francia e Regno di Ungheria comandata dal re Sigismondo d’Ungheria (1368-1437) e da Giovanni i di Borgogna (1371-1419), la Crociata della Varna del 1444 composta dal Regno di Polonia, Regno d’Ungheria, Regno di Boemia, dalla Valacchia, dalla Moldavia, dal Granducato di Lituania, dallo Stato Pontificio, dal Regno di Croazia e dall’Ordine Teutonico, la Battaglia di Lepanto rappresentava sul piano religioso una vittoria molto importante dopo molti anni di sconfitte. Sul piano militare e strategico però non influì molto in quanto dopo non molti anni la flotta ottomana era quasi del tutto ricomposta. 


Assedio di Vienna 1683

Nel 1683, dopo poco più di un secolo da questa vittoria e circa 150 anni di scorrerie e continue incursioni da parte dei turchi ottomani nei pressi della citta’ di Vienna, questa veniva assediata per la seconda volta da un esercito imponente di circa 160000 uomini comandato dal gran visir ottomano Kara Mustafa (1634/1635-1683) contro circa 19000 uomini presidianti la città. Per circa due mesi d’assedio la capitale austriaca resistette di continuo agli assalti turchi, in particolare dai ripetuti attacchi dei Giannizzeri. Le mura erano state rinforzate con le nuove architetture dell’epoca per fronteggiare meglio l’urto delle batterie nemiche ed erano composte da bastioni a stella. Per quanto in alcuni punti stessero per cedere a causa delle molte mine esplose sotto terra nelle vie scavate dagli ottomani, le mura riuscirono a tenere lontano dalla citta di Vienna gli assedianti grazie anche alla tenacia e determinazione dei soldati e cittadini viennesi con il contributo, coraggioso anch’esso, di alcuni messaggeri austriaci che, attraversando spesso l’accampamento turco indossando abiti ottomani, tenevano in contatto Vienna con l’esercito di soccorso comandato da Giovanni III Sobieski (1629-1696). Il re polacco, tra l’11 ed il 12 settembre 1683, spezzava infine l’assedio turco ottomano liberando la morsa intorno a Vienna e da quel momento iniziava la lenta decandenza della potenza dell’Impero Ottomano che per circa due secoli era riuscito sia ad estendere di molto i suoi domini territoriali in Anatolia, nord Africa, ed Europa orientale sia ad arrivare a poter minacciare il Sacro Romano Impero con la stessa città di Vienna. 


Caterina II di Russia
Se alcuni storici sono concordi nell’affermare che la decadenza dell’Impero Ottomano inizia dopo l’ultimo Assedio di Vienna del 1683 da parte ottomana e’ anche vero che i primi cenni di una possibile decadenza della Sublime Porta si possono pensare o presupporre già dopo il regno di Solimano I detto il magnifico. Fu questo sultano a portare ai massimi splendori l’impero della dinastia osmanide e l’assedio di Vienna del 1683 rappresenta storicamente l’ultimo atto militare dell’impero turco ottomano nell’aggredire un altro impero per espandere i suoi domini territoriali. È nel contesto di questa lenta ma continua decadenza dello stato ottomano che le due potenze piu vicine ai confini - il Sacro Romano Impero (dal 1804 con le guerre di conquista di Napoleone I di Francia imperatore dei francesi (1769-1821) cambiera’ nome in Impero Austriaco) e la Russia a partire dal XVIII secolo fino al XIX secolo -  tenteranno di espandere i propri territori a danno della Sublime Porta. Alcuni sultani ottomani tentarono di fermare e capovolgere tale situazione statale e militare attuando riforme dello stato in stile occidentale, apertura di ambasciate permanenti in altri stati europei, l’ammodernamento dell’esercito creando nuove unità militari sul modello europeo ed eliminando dopo secoli l’esercito d’elite dei Giannizzeri nel 1826 come detto precedentemente. Infatti tra i fattori determinanti della lenta ma inarrestabile caduta dello stato ottomano, come detto prima, c’era la totale ostinazione dell’unità d‘elite dei Giannizzeri e di alcuni loro comandanti nel rifiutarsi di migliorare ed aggiornare le loro tecniche militari rendendosi quindi vulnerabili piu’ facilmente agli attacchi dei più moderni eserciti europei.

L'impero Ottomano indebolito divenne facile preda delle mire espansionistiche dell’impero russo della zarina Caterina II detta la grande (1729-1796) imperatrice di tutte le Russie e dell’imperatore Giuseppe II del Sacro Romano Impero (1741-1790) i quali si accordarono a San Pietroburgo per stipulare un’alleanza e per discutere di importanti piani sul nuovo assetto politico e territoriale che l’ Europa orientale avrebbe dovuto assumere con l’eliminazione dell’Impero Ottomano. Il Progetto Greco, cosi’ chiamato non soltanto per il nuovo ordinamento territoriale che avrebbero dovuto assumere i possedimenti precedentemente appartenuti all’Impero Turco Ottomano, ma anche per l’idea, seppure vaga ma discussa, di ricostituire l'Impero Bizantino sui territori non spartiti e ceduti ai vari stati europei. Nel 1762 saliva al trono di Russia Ekaterina, chiamata dopo la sua conversione al cristianesimo ortodosso Caterina II La Grande per la sua politica sia interna ed estera. Il 21 giugno 1774 con la pace di Kuciuk-Qainargè, dopo la vittoria russa nella guerra russo-turca del 1768-1774, venne raggiunto un accordo molto favorevole per il Regno di Svezia di Pietro I detto Il Grande che prevedeva l'indipendenza della Crimea e l'assegnazione alla Russia dell’Imperatrice Caterina II della costa settentrionale del Mare di Azov con i porti di Azov e Tangarog con una base avanzata sul Mar Nero fra Dnepr ed il Bug.  Dal sultano ottomano l’imperatrice Caterina ricevette il diritto per lei ed i suoi successori di divenire protettore della libertà religiosa sui sudditi dell’Impero Ottomano di fede cristiana, fornendo così alla zarina Caterina un pretesto per interferire nella politica interna delle regioni settentrionali dell’Impero Turco Ottomano. 


Trattato di Kuciuk-Qainargè 1774
La pace di Kuciuk-Qainargè dopo la guerra russo-turca non fu per la zarina Caterina la fine dei suoi piani espansionistici in Europa bensì l’inizio in quanto in politica estera militare fu molto accorta. Nel 1772, in un momento di emergenza, aveva dovuto mercanteggiare con l’Austria e con la Prussia per ottenere l'approvazione di avanzare pretese da imporre al sultano ottomano. Per evitare il ripetersi di tale situazione, Caterina La Grande volle ottenere il consenso anticipato ad una ulteriore espansione verso sud da parte di entrambe le potenze, Prussia e Austria, mediante la creazione di una alleanza tra i tre stati. Dalla prima guerra tra Russia e Turchia Caterina aveva imparato, oltre a non disperdere le proprie truppe, come ad attuare la diplomazia. Per mantenere compatte le sue forze militari, la zarina rifiutò di fornire aiuti militari al re Federico di Prussia nel conflitto con l’Austria per la successione in Baviera, e anche alla richiesta proveniente dal Regno d’Inghilterra che in quel momento, alla fine degli anni settanta del Settecento, stava combattendo contro i coloni d’America nella Guerra di Indipendenza Americana. Entrambe vennero rifiutate, nonostante le sue simpatie sincere verso gli Inglesi e restandone sorpresa per come si fossero offesi per il mancato sostegno militare. Anche nel caso di Lord North (1732-1792), primo ministro inglese dal 1770 al 1782, che le propose la cessione di Minorca nel caso la Russia avesse convinto Francia e Spagna a fare la pace alle condizioni da lui stesso proposte, la zarina, per quanto fosse vicina ad accettare l’offerta, decise di rifiutare per mantenere una libertà politica di più ampia azione verso l’estero invece che perderla accentando una base nel mare Meditarraneo occidentale. Questo fa comprendere l’accortezza della zarina nel prendere decisioni importanti in politica estera. 


Grigorij Aleksandrovič Potëmkin
Intanto gli affari esteri dell’Impero Russo passavano a due uomini distintisi durante la prima Guerra Russo-Turca: Grigorij Potemkin (1739-1791) ed Aleksandr Bezbodorodko (1747-1799), quest’ultimo successore di Nikita Panin (1770-1839) diplomatico e primo ministro russo. Il Conte Grigorij Potemkin riuscì a far abbandonare a Caterina La Grande i progetti di una alleanza a tre stati, ritenendo che fosse sufficiente il solo consenso dell’Austria. Tra l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria (1717-1780) e Caterina La Grande venne ripresa la corrispondenza nel 1780, in occasione di una visita in Russia di Giuseppe II (1741-1790) imperatore del Sacro Romano Impero. Venne proposta un’alleanza tra Austria e Russia in vista di nuovo conflitto con la Prussia ma l’idea dell’Imperatrice Caterina era diversa e nel 1781 decise sí di firmare un nuovo trattato con l’Imperatore Giuseppe II, ma non per impegnarsi in una possibile nuova guerra contro la Prussia bensì per preparare il terreno per una nuova guerra contro l’Impero Ottomano. 

Nel 1781 Aleksandr Bezbodorodko aveva preparato il cosiddetto “Progetto Greco”, un piano per una riorganizzazione politica qualora la guerra fosse stata vinta contro i turchi ottomani della Penisola Balcanica. Come anzidetto, il piano prevedeva la spartizione delle Regioni Balcaniche tra Russia e Austria: le coste del Mar Nero fra i Bug ed il Dnestr, compresa la fortezza di Ocakov situata tra le due foci dei due fiumi sarebbero andate alla Russia, questo in seguito alla liberazione della Bessarabia, Moldavia e Valacchia dal dominio turco. Si sarebbe creato un unico Principato di Dacia con queste ultime tre nazioni, indipendente dalla Russia ma governato da un principe di fede cristiano ortodossa (che all’estero si pensava sarebbe stato lo stesso conte Grigorij Potemkin). Infine, con la cacciata totale dei turchi dall’Europa, si auspicava la ricostituzione dell’Impero Bizantino sotto il governo del Granduca russo Konstantin Pavlovič Romanov nato nel 1779, posto come nuovo imperatore. 


Granduca Konstantin Pavlovič Romanov
Anche se l’imperatore d’Austria non era persuaso ad un simile progetto ambizioso, pensando alle possibili implicazioni nei Balcani, la zarina Caterina non volle abbandonarlo. Dopo un viaggio con l’imperatore Giuseppe II in Crimea, la quale aveva dichiarato la propria fedelta’ alla Russia quattro anni prima circa, la zarina prese come pretesto per dichiarare guerra all’Impero Ottomano l’apertura del fuoco da parte dei turchi contro due vascelli russi al largo di Okacov. L’Austria, alleata della Russia, non scese subito in guerra accanto all'alleata, in quanto prestava sempre molta attenzione agli avvenimenti che stavano accadendo in Europa occidentale. Il 14 luglio del 1789, infatti, era iniziata la Rivoluzione Francese e quando quest’ultima si estese fino al Belgio l'Austria sottoscrisse subito una pace con l’Impero Ottomano. il Re di Svezia, stando ad un vecchio trattato di alleanza con la l’Impero Ottomano, intraprese una offensiva terrestre contro la Russia arrivando a poche decine di chilometri dalla capitale, ma la provvida dichiarazione di guerra della Danimarca al Regno di Svezia impedì la continuazione dell’attacco. La Prussia si schierava apertamente a fianco dell’Impero Ottomano promettendo aiuti al regno svedese e compendo una dimostrazione di potenza militare lungo la frontiera di Curlandia. 

Nel marzo del 1791 William Pitt (1759-1806), uomo politico e diplomatico inglese che ricoprì la carica di primo ministro inglese dal 1783 al 1801 e dal 1804 al 1806, scrisse un ultimatum in cui chiedeva a Caterina La Grande di firmare la pace a condizioni ragionevoli. Mentre il Conte Grigorij Potemkin assumeva il comando della campagna nel Mar Nero, Bezdorodko cedeva all’ultimatum. Venne così firmata la pace con l’Impero Ottomano nonostante le vittorie russe tra cui quella in una battaglia campale a sud del Danubio compiuta dal principe Nicolaj Vasil’evic Repnin (1734-1801) e la presa della fortezza di Izmail da parte del Conte Aleksandr Vasil’evic Suvorov (1730-1800), militare russo con il grado di Generalissimo. 


Mutamenti territoriali del Trattato di Iași

I termini della pace negoziata dalla russia con i turchi ottomani furono relativamente moderati in quanto il sultano venne obbligato solo alla cessione della Crimea, rimasta alla Russia, con la costa tra il Bug ed il Dnestr, dove nel 1793 verrà fondata la città di Edessa su una fortezza turca in rovina. Il Trattato di Iasi confermava i termini concordati circa diciotto anni prima con il Trattato di Kuciuk-Qainargè anche se il piano della Russia di eliminare l’Impero Ottomano e ristabilire l’Impero Bizantino era fallito. 

La Guerra Russo- Turca del 1787-1792 aveva messo ancora una volta in risalto la lenta ma continua decadenza dell’Impero Ottomano, incapace di fronteggiare le potenze europee in possibili conflitti, situazione di cui sia la Russia che l’Austria approffitteranno negli anni successivi mettendo in evidenza l’inizio della situazione politica pericolosa della regione balcanica protrattasi per tutto l’Ottocento e sfociata poi nel 1914 con la Prima Guerra Mondiale, conflitto che causerà nel mondo milioni di vittime.


Enrico Pavan 
dal blog La Infinita Storia


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