Amenofi III : il faraone costruttore




Amenofi III (…-…, monarca egizio della XVIII dinastia) ebbe come genitori Thutmose IV e Mutemuia, probabilmente una delle sue mogli di minore importanza o addirittura un'amante, la quale conseguì gli importanti appellativi di Grande Sposa Reale, Madre del Re e Sposa del Re solamente dopo che il figlio divenne faraone.



Statuetta raffigurante Tyi
Amenofi III venne alla luce a Tebe e ancora giovanissimo raggiunse la posizione più elevata. Inizialmente fu educato e soccorso nella conduzione politica e amministrativa dello Stato da un organo che esercitava il potere sovrano come istituto provvisorio, del quale era pure membro la genitrice che diresse ed amministrò l’Egitto per conto del figlio per almeno dieci anni. Nel suo secondo anno di governo, il sovrano egizio si unì in matrimonio con Tyi, la quale non era una principessa bensì la figlia di un aristocratico, Yuya, che occupava un posto di responsabilità nelle forze armate terrestri. Tyi (Grande Sposa Reale) dette perlomeno sei figli al suo sposo, dei quali due maschi (Thutmose, deceduto tra l'adolescenza e la maturità, e Amenofi IV ovvero Akhenaton) e quattro figlie (Satamon, Henuttanebu, Isi e Nebetah). Amenofi III ebbe pure diversi figli dalle numerose consorti secondarie, tra i quali merita una particolare menzione Smenkhkhara, che divenne monarca in seguito alla dipartita di Akhenaton.




Le Lettere di Amarna (piccole assi di legno coperte di cera sulla quale veniva incisa la scrittura con uno stilo, redatte nell’idioma utilizzato in quell’epoca per le comunicazioni tra governi stranieri - l’accadico -  e che racchiudono il rapporto epistolare fra l’Egitto e parecchie nazioni del Medio Oriente) forniscono importanti notizie su ciò che accadde durante il periodo in cui regnò il sovrano egizio. Lo stesso, amando la pace e disapprovando la guerra, mantenne ottimi rapporti con i molteplici paesi stranieri mediante alcune unioni interdinastiche. Infatti si sa con certezza che prese come moglie Gilu-Kheba (figlia di Shuttarna II, sovrano di Mitanni), Tadu-Kheba (figlia di Tushratta, pure lui monarca di Mitanni), una figlia e una sorella di Kadashman Enlil (re di Babilonia). Amenofi III si dimostrò un faraone pacifico e difatti gli egittologi conoscono un'unica azione militare in Nubia, nel quinto anno del suo governo, comunque non da lui capeggiata ma dal viceré (figlio del monarca di Kush); per contro le province asiatiche rimasero tranquille. La situazione di non belligeranza in Siria nascose, effettivamente, il venir meno dell’autorità egiziana in quell’area a beneficio degli Ittiti.



Amenofi III con il dio Sobek
Amenofi III fu, senza alcun dubbio, uno straordinario costruttore (essendo stato anche in grado di raccogliere 820 kg di oro, di origine nubiana) e durante la sua attività governativa l’Egitto venne reso più attraente grazie all’edificazione di splendide opere architettoniche, ideate soprattutto da Amenhotep, figlio di Hapu. Tra i tanti manufatti non è possibile non ricordare lo straordinario edificio funebre del faraone, andato distrutto all’incirca nel 1200 a.C. a motivo di un sisma, del quale restano solo i due colossi di Memnone, che hanno un'altezza nel complesso di ben 16 metri (la loro denominazione ha origine da quella dell’intraprendente sovrano etiope le cui virtù furono celebrate da Omero, che, recatosi a Troia per difenderla, venne ucciso da Achille). Si raccontava che nelle ore mattutine il colosso posizionato più a settentrione emettesse gemiti e lamenti indirizzati alla genitrice - la dea greca Aurora - a ricordo del suo doloroso decesso avvenuto durante uno scontro armato. Tali gemiti e lamenti scomparvero quando l’imperatore Settimio Severo, in seguito ad un sisma verificatosi nel 207 d.C. che aveva causato ingenti danni materiali alle due enormi statue, le restituì all'integrità primitiva. 
Nei pressi del deserto il sovrano egizio volle far edificare una meravigliosa reggia, circondata da bellissimi prati e piante ornamentali, che fu chiamata Splendore di Aton. In questo imponente palazzo venne alla luce Akhenaton, al quale fu dato il nome di Amenhotep (la pace di Ammone), come ad ogni suo avo Amenofi.



Sfinge di Amenofi III
Amenofi III, non tollerando il notevole potere politico dei sacerdoti di Ammone, favorì l’ascesa del dio Aton (rappresentato per mezzo dell’astro solare), assimilato a Ra, la divinità di Eliopoli. Il decesso dell’autorevole ministro ufficiale del culto di Ammone, Ptahmosi, facilitò l’atto del monarca egizio di disgiungere il potere spirituale e quello temporale, nominando alti funzionari che governavano i territori in nome dell'autorità centrale e senza poter rivendicare diritti trasmissibili dai genitori ai figli. Allo stesso tempo si prodigò pure per ridurre la considerazione dei ministri ufficiali del culto di Ammone, privilegiando aristocratici e forze armate.



Il nome di Amenofi III
Amenofi III fu a capo dell’ Egitto più o meno per 38 anni, cessando di vivere nel 39°. Vi sono accese dispute tra gli autori di trattati storici se il di lui figlio, Amenhotep IV, abbia condiviso, insieme al genitore, l’esercizio del governo del Paese delle Due Terre per diversi anni. Amenofi III fu inumato nel sepolcro che si era fatto costruire, denominato KV22, nella Valle dei Re a Tebe ma il suo cadavere, sottoposto a imbalsamazione, fu scoperto nel sepolcro di Amenofi II (KV35), portato in quel luogo dai ministri ufficiali del culto della XX dinastia per salvaguardarlo dalle razzie e dalle azioni caratterizzate da violenza e gusto gratuito per la distruzione. Parecchi blocchi di roccia compatta utilizzati per l'edificazione del sepolcro di Amenofi III e riconosciuti grazie ai cartigli, furono impiegati nuovamente in diversi altri manufatti egiziani. I medici che hanno avuto la possibilità di esaminare la salma imbalsamata del monarca egizio hanno stabilito che il faraone morì di setticemia (malattia infettiva provocata dalla presenza di germi patogeni o di tossine nel sangue) causata da irrisolti problemi ai denti e al peggioramento delle condizioni di salute dovuto al patologico aumento del suo peso corporeo in seguito a eccessivo accumulo di tessuto adiposo nell'organismo. Un discreto numero di egittologi pensa che Amenofi III potrebbe essere il sovrano menzionato nella Bibbia che proclamò Giuseppe viceré d’Egitto, il quale permise agli Ebrei di stabilirsi nel Paese delle Due Terre a motivo della estrema penuria di generi alimentari nella terra di Canaan. 

Giampiero Lovelli




BIBLIOGRAFIA
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T. WILKINSON, L’Antico Egitto. Storia di un impero millenario, Einaudi, Torino 2012;

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