Valeria Messalina: la sposa dell’imperatore Claudio




Valeria Messalina, figlia di Marco Valerio Messalla Barbato (che ricoprì la carica di console) e Domizia Lepida, nacque a Roma nel 25 d.C. e venne assassinata sempre a Roma nel 48 d.C. Alla tenera età di quattordici anni venne obbligata, per volontà dell’imperatore Caligola, ad unirsi in matrimonio con Claudio, parente della madre, che aveva cinquant’anni.


Messalina e il figlio Britannico, Louvre
Venne alla luce in una famiglia appartenente al patriziato in rapporto di parentela con la stirpe Giulio-Claudia. Allorquando Caligola divenne imperatore, Messalina era una ragazzina dodicenne da tempo nota per la sua armonia e perfezione delle forme. Indotta da Caligola a prendere Claudio come marito (il quale aveva trent’anni più di lei, era affetto da balbuzie, al terzo sposalizio e camminava in modo difettoso), gli diede due figli (Claudia Ottavia e Cesare, in seguito soprannominato «Britannico»). Il 24 gennaio del 41 d.C. le guardie del corpo di Caligola lo assassinarono e stabilirono che i nuovi imperatori fossero Claudio e la consorte. I coniugi decisero di punire con la morte i «killer» di Caligola, confinarono Seneca (filosofo e poeta) in Corsica e Giulia Livilla (sorella di Caligola, che probabilmente aveva una relazione amorosa non ufficiale con Seneca) nella piccola isola di Ventotene, luogo in cui successivamente venne privata della vita. Permisero inoltre ad Agrippina Minore (madre di Nerone) di poter tornare a Roma.


Giovinetta irrequieta, Messalina detestava trascorrere il suo tempo nella splendida dimora imperiale. Infatti le piaceva avere una vita dissoluta e amorale. Si narrarono sulla sua persona (ma lo si fa pure oggi) le cose più ripugnanti: che avesse obbligato il consorte di imporre ai ragazzi gradevoli di piegarsi alle sue bramosie sessuali, che avesse avuto rapporti incestuosi con le persone legate a lei da un vincolo di parentela derivante dai comuni genitori, che alla notte vendesse il proprio corpo nelle case di tolleranza (conosciuta con il nome di Licisca, che significa «la donna-cagna»), posti nei quali (tolti interamente i peli dal proprio corpo ed apportati miglioramenti estetici al viso e agli occhi con cosmetici) si concedeva a chi lavorava abitualmente sulle navi e agli schiavi o prigionieri che combattevano nell'arena per diverse ore ogni giorno. Plinio il Vecchio narra che in una circostanza Messalina sollecitò la più famosa donna del momento, che esercitava la prostituzione, a misurarsi in una competizione e riportò la vittoria per aver avuto venticinque amplessi in ventiquattro ore. Venne dichiarata «invicta» ed il poeta Giovenale affermò che: «lassata viris, nondum satiata, recessit» (stanca, ma non sazia, smise).


Conio raffigurante Messalina proveniente da Creta
Era assai munifica con le persone che esaudivano i suoi desideri, ma allo stesso tempo era pure solerte nel far eliminare senza scrupoli coloro che non sottostavano ai suoi piaceri. Ebbe, sicuramente, rapporti illegittimi con l’alto funzionario Appio Silano e con Mnestere (che, per mestiere, recitava in opere teatrali). Infine fu presa da un sentimento d'amore per Gaio Silio, che fu costretto a divorziare dalla consorte per poter avere una relazione amorosa non ufficiale con Messalina. Essendo l’imperatore Claudio ad Ostia, nel corso di un ricevimento a corte in onore di Dioniso (dio del vino) la coppia fedifraga «si unì in matrimonio» nel 48 d.C.

Claudio, portato a conoscenza di ciò che era accaduto dallo schiavo liberato Narciso, preoccupato che Gaio Silio desiderasse spodestarlo, ritenne opportuno far uccidere la coppia. Gaio Silio non contrastò la volontà dell’imperatore e volle una dipartita veloce, invece Messalina fuggì agli «Horti Lucullani» e lì venne raggiunta e uccisa da un magistrato il quale, prendendola per i capelli e ferendola mortalmente con un colpo di spada, avrebbe detto: «Se la tua morte sarà pianta da tutti i tuoi amanti, piangerà mezza Roma!».

Messalina - Henrique Bernardelli.
Gli autori di trattati storici contemporanei di Messalina la rappresentano come una persona licenziosa e senza alcuna remora morale e religiosa, risoluta a liberarsi dei suoi nemici. I testi storici, che si prendono in esame, di Svetonio, Plinio il Vecchio, Tacito e Giovenale sono tutti a lei contrari. Benché vivesse in un’epoca in cui le matrone romane avevano conseguito una discreta liberazione da una condizione d'inferiorità, tuttavia l’uomo non desiderava perdere la sua supremazia e per questo motivo erano state promulgate diverse leggi molto dure nei riguardi delle donne, fra le quali si ricorda quella contraria alle relazioni amorose con persone diverse dal coniuge (Lex Iulia de adulteriis coercendis) voluta da Augusto per difendere l’importanza della famiglia. Questa norma stabiliva che la pena per le spose che commettevano adulterio (eccetto le donne che esercitavano la prostituzione) consistesse nell’internamento delle condannate per sempre su una porzione di terraferma circondata completamente dalle acque (relegatio in insulam), condanna che colpì pure Giulia, figlia di Augusto.


Sicuramente è più famosa la rappresentazione di Messalina come meretrice piuttosto che quella più credibile fornita da Giovenale stesso nella satira sesta che la propone come una donna dotata di una forte sensibilità e che si innamorava in modo travolgente.


È opportuno ricordare che le relazioni amorose con persone diverse dal coniuge non erano infrequenti nella Roma imperiale. Esisteva una certa libertà sessuale e inganni e relazioni extraconiugali nella dimora dell’imperatore costituivano un’abitudine, celando sovente ragioni politiche.


Ma perché Messalina venne trattata così duramente dagli autori di trattati storici? Si possono fornire due spiegazioni. In primis Messalina era la consorte dell’imperatore Claudio e di non secondaria importanza era la sua appartenenza alla «gens Iulia». Proprio perché era la sposa dell’imperatore il suo stile di vita non piacque ai sostenitori di Claudio, i quali in seguito alle «nozze» con Gaio Silio le proibirono perfino di incontrarsi con il coniuge.


La morte di Messalina - Victor Biennoury
Fece uccidere tutti coloro che potevano essere candidati a subentrare all’imperatore Claudio dopo la sua dipartita per favorire il figlio Britannico alla successione e quelli che erano in grado di contrastare i suoi propositi. Essendo malvista da parecchi individui, dopo il suo assassinio venne attuata la «damnatio memoriae», ovvero soppressione del suo nome dagli scritti e dalle opere architettoniche di Roma oltre alla demolizione delle sculture. Il figlio Britannico non divenne comunque imperatore. Con la scomparsa di Messalina, Claudio prese Agrippina come moglie e proclamò ufficialmente che al suo decesso Nerone sarebbe divenuto imperatore. Questi, una volta nominato imperatore, avrebbe commissionato l’omicidio di Britannico.


Lo scrittore e poeta francese Alfred Jarry scrisse un componimento narrativo in prosa dal titolo «Messalina» nel 1901. Messalina è stata pure il personaggio principale nella narrazione a disegni, che ha per argomento l'amore sensuale in cui il testo scritto è in gran parte limitato a dialoghi essenziali inseriti nelle nuvolette, «Messalina», edito da «Ediperiodici» dal 1966 al 1974. 

Giampiero Lovelli




BIBLIOGRAFIA
S. DE ASARTA, Valeria Messalina, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2004;
D. LANDESCHI, Sesso e potere nella Roma imperiale. Quattro vite scandalose, Edizioni Saecula, Montorso Vicentino 2012;
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