San Ciro: medico, eremita e martire



San Ciro d’Alessandria può essere considerato un testimone eroico della fede cristiana, professata anche davanti alla morte, in terra egiziana nel IV secolo d.C. ed è fatto oggetto di devozione religiosa dal momento in cui è stato canonizzato dalla Chiesa cattolica.

Colonna di Pompeo-Alessandria d'Egitto
Le poche informazioni relative alla vita di San Ciro vengono fornite dal patriarca di Gerusalemme San Sofronio, che nel VII secolo d.C. compose gli «Atti dei santi martiri alessandrini Ciro e Giovanni». Ciro venne alla luce ad Alessandria d’Egitto all’incirca nel 250 in una famiglia che lo educò cristianamente e portò a termine gli studi nella sua culturalmente avanzata città in quella scienza che si occupa delle malattie, della loro cura e prevenzione. Infatti ad Alessandria d’Egitto era sorta una prestigiosa istituzione educativa di medicina, nella quale era stato studente pure il celebre Claudio Galeno. Esercitò la professione medica dopo aver conseguito il titolo, avviando, nel quartiere denominato «Doryzim», un locale attrezzato per visite mediche e cure specialistiche con annesso ambiente dotato di attrezzature per la ricerca scientifica e per particolari prove ed esami. San Sofronio riferisce che Ciro fosse un cerusico molto capace, brillasse per cultura e si caratterizzasse soprattutto per un’esistenza modesta e tutta votata a una piena disponibilità nell’aiutare i bisognosi. Forniva assistenza diagnostica e terapeutica a chi aveva pochi o insufficienti mezzi per vivere senza la corresponsione di una ricompensa, a tal punto che ebbe l’epiteto di «anàrgiro» (in greco antico anargyros) che significa senza denaro. Esortava inoltre gli infermi a farsi coraggio mediante l’adesione alla confessione religiosa e mediante il costante pensiero rivolto a Dio, alla Madonna, ai Santi. Rimise in salute numerosi individui e fece in modo che parecchi seguaci del paganesimo divenissero cristiani. San Sofronio ci riporta quanto segue: «Allorché intanto visitava gli infermi, mettendo in non cale i precetti di Galeno, d’Ippocrate, e di altri autori consimili, che li adattava in secondo luogo, prendeva dai nostri fonti mille sentimenti dei Profeti, e dei Padri, i quali univa, e tosto con una maniera tutta divina chiamando gli ammalati dolcemente al dovere, non solo ai loro corpi, ma alle loro anime ancora apprestasse l’analoga medicina [...] Ne avveniva, che lo spirito di molti, amanti della vera pietà, rimaneva confermato nell’amore della verità, e da non pochi infedeli abbominavansi gli errori dei Greci, che dominavano ovunque sotto l’impero di Diocleziano».

S.Ciro in un affresco italo-bizantino del VII sec
Nel 299 d.C. un numero rilevante di coloro che esercitavano la professione medica ad Alessandria furono accusati di praticare incantesimi e sortilegi, ritenendo inoltre la popolazione che essi complottassero contro l’impero romano. Pertanto l’imperatore Diocleziano perseguitò tutti quelli che esercitavano la professione medica in assenza di un permesso, non cogliendo la differenza fra chi esercitasse la professione medica e chi esercitasse la magia. A ciò si aggiunse che i funzionari imperiali sequestrarono e bruciarono numerose opere scientifiche che prendevano in esame in modo esauriente e con ordine metodico quanto si conosceva allora della scienza medica. Nel 303 d.C. il funzionario che aveva giurisdizione sull’Egitto, Siriano, rifacendosi alle disposizioni dell’imperatore, tormentò coloro che esercitavano la professione medica ed essendogli riferito ciò che faceva il Santo, dispose che fosse immediatamente imprigionato. La prima persecuzione di Ciro fu pertanto dovuta alla sua appartenenza alla classe medica e non in quanto di fede cristiana.


Per sfuggire alle sopraffazioni violente San Ciro pensò bene di rifugiarsi in Arabia Petrea (provincia dell’impero romano), in prossimità di una zona di dimensioni ridotte dotata di sorgenti e pozzi, denominata «Ceutzo». Da questo momento ebbe inizio per il cerusico alessandrino un diverso modo di vivere. Mentre la megalopoli d’Egitto sprofondava in uno stato morale di abbrutimento e nello scadimento dei valori etici di coloro che esercitavano la medicina, Ciro non perse i suoi costumi castigati, conducendo una esistenza tutta dedita alla rinuncia e a continue suppliche a Dio, alla Vergine Immacolata ed ai Santi. Abbandonò la pratica concreta della professione medica, ma non desiderò non soccorrere gli individui, utilizzando non più piante medicinali e farmaci, ma avvalendosi delle richieste a Dio dal tono umile e supplichevole e della trasmissione di conoscenze e di esperienze a coloro che desideravano vivere come lui. San Sofronio difatti afferma: «Mutò ancora il sistema di medicare. Imperrocchè Ciro da quell’ora non era più tenuto qual medico, né lo era col fatto, ma piuttosto qual operatore di miracoli».


I santi Giovanni e Ciro
Il medico alessandrino fu punto di riferimento per quelli che si ritiravano in luoghi solitari per meditare e dedicarsi all'ascesi mistica, fra i quali bisogna annoverare il soldato Giovanni appartenente a una legione romana, che venne alla luce nella località di Edessa in Mesopotamia. Si possiedono poche notizie sulla vita di Giovanni. Era persona appartenente alle forze armate romane che successivamente dovette rinunciare alla carriera militare a motivo dell’ordinanza di allontanamento emessa da Diocleziano nel 298 d.C. ai danni dei militari cristiani. Preferì fare a meno della carica e dei vantaggi di cui godevano i soldati per seguire apertamente il Cristianesimo. Giunse a «Ceutzo» per unirsi a Ciro, posto in cui i due uomini condussero una esistenza solitaria, priva di piaceri mondani e dediti alla meditazione per ben quattro anni.


Il 303 d.C. fu un anno particolarmente difficile per i cristiani a causa di innumerevoli sopraffazioni violente condotte ai danni degli stessi. L’imperatore Diocleziano, con l’emissione di alcune ordinanze, fece sì che i cristiani perdessero in primis i loro diritti civili e fossero anche imprigionati e seviziati nel caso in cui non ripudiassero pubblicamente la propria confessione religiosa. L’oppressione sistematica e terribile ebbe una particolare virulenza in Asia minore, Palestina ed Africa. Ciro e Giovanni, venendo a conoscenza di quanto accadeva, ritennero opportuno abbandonare il luogo solitario dove si erano ritirati per raggiungere Alessandria d’Egitto e dare il proprio appoggio a coloro che erano credenti in Cristo. Il patriarca di Gerusalemme ricorda tre sorelle Teotiste, Teodota ed Eudossia insieme con la loro genitrice vedova Atanasia. Costoro furono imprigionate nel centro abitato di Canopo, dal momento che erano seguaci di Cristo, e sarebbero state uccise qualora non avessero ripudiato pubblicamente la propria confessione religiosa. Ciro e Giovanni vollero soggiornare a Canopo per confortare le pie donne e il minuscolo gruppo dei cristiani che lì risiedevano. Pertanto essi vennero incolpati di suscitare nelle donne imprigionate un sentimento e un atteggiamento di totale mancanza di stima nei confronti degli dei e dell’insieme delle pratiche devozionali. Furono condotti dal funzionario Siriano, il quale stabilì che fossero sottoposti a tortura fino a quando non avessero sacrificato agli dei. Vi furono condotte anche le pie donne al fine di spaventarle. Ciro e Giovanni sopportarono pene corporali crudeli e cruente (fustigazione, ustioni con fuoco e acidi) senza rinnegare la loro fede e infine resero l'anima a Dio. Le tre sorelle Teotiste, Teodota ed Eudossia insieme con la loro genitrice Atanasia, rincuorate dal comportamento manifestato da Ciro e Giovanni, non sconfessarono anch'esse il proprio credo religioso e furono barbaramente massacrate. Infine ai due eremiti venne tagliata la testa. Il tutto accadde il 31 gennaio del 303 d.C.


San Ciro condivide il martirio con le sorelle di Canopo
Le spoglie mortali dei due Santi trovarono sepoltura nella chiesa di San Marco ad Alessandria, nella quale restarono fino ai primi anni del V secolo. Successivamente il patriarca di Alessandria San Cirillo volle costruire uno splendido tempio consacrato ai due martiri nella località di Canopo (più precisamente nel piccolo e facoltoso nucleo abitato di Menouthis, situato negli immediati paraggi di Canopo), dove i corpi furono trasferiti nel 414 d.C. L’edificio consacrato sin da subito ebbe una grande notorietà - facendo accorrere parecchi di coloro che compivano pellegrinaggi per visitare luoghi santi - a motivo dei numerosi miracoli accaduti nella chiesa. Infatti i visitatori erano soliti riposare sul pavimento e aspettare nel sonno la visione di San Ciro, il quale mostrava quali fossero le cure per le loro malattie (attività dettata da devozione religiosa denominata «incubatio»). San Sofronio sottolinea come fosse stato liberato da una fastidiosa infiammazione agli occhi dopo aver sognato San Ciro. Il patriarca di Gerusalemme annovera ben settanta fenomeni verificatisi in contrasto con le leggi naturali a testimonianza dell'intervento di un potere soprannaturale. Purtroppo con l’occupazione araba dell’Egitto, avvenuta intorno alla metà del VII secolo, il tempio venne dimenticato ed andò in rovina.


Nel X secolo due uomini che si consacrarono a Dio abbracciando la vita ascetica in monastero, Grimaldo ed Arnolfo, riuscirono a trasferire i corpi dei due testimoni eroici della fede cristiana a Roma. I commercianti alessandrini si impegnarono a costruire e intitolare loro un edificio, denominato nei tempi moderni «Santa Passera». Le spoglie dei Santi Ciro e Giovanni vennero collocate nel vano sotterraneo della chiesa, nel quale è presente pure una iscrizione commemorativa e celebrativa di vecchia data, che afferma: «Corpora sancta Cyri renitent hic atque Ioannis/Quae quondam Romae dedit Alexandria magna». (Qui rifulgono i santi corpi di Ciro e di Giovanni, che un tempo la grande Alessandria diede a Roma). Nel XIV secolo a motivo dei ricorrenti straripamenti del Tevere, le parti del corpo appartenute ai Santi furono trasferite nella chiesa di Sant’ Angelo in Pescheria, nella quale San Ciro, a partire dal VII secolo, era fatto oggetto di una speciale devozione religiosa.

Arazzo di S. Ciro che si espone al Gesù Nuovo il 31 gennaio
Nel 1600 i resti mortali dei Santi Ciro e Giovanni vennero condotti a Napoli per volontà dell’alto prelato Francesco Sforza e sistemati nell’edificio consacrato del «Gesù nuovo». I due Santi erano già molto conosciuti e fatti oggetto di devozione religiosa nella città partenopea a motivo della esistenza e laboriosità di commercianti di Alessandria d’Egitto, presenti oramai da diversi secoli nel capoluogo campano. Intorno al 1675 arrivò al «Gesù nuovo» San Francesco De Geronimo, sacerdote grottagliese membro della compagnia di Gesù, il quale esercitò l’attività di predicazione, di conversione e di assistenza spirituale a Napoli e nelle diverse località dello stato monarchico più o meno per quaranta anni. Il Santo grottagliese fece in modo da rafforzare ed accrescere la devozione ai due testimoni eroici della fede cristiana, Ciro e Giovanni. Inoltre si racconta che nell’istruzione ed edificazione religiosa condotta attraverso la prediche avesse con sé diverse minute parti del corpo dei Santi deposte in uno scrigno e le adoperasse per impartire la benedizione agli infermi.


Festa di S. Ciro a Grottaglie
Al momento presente in numerosi centri abitati italiani vi è una particolare devozione per il Santo alessandrino come a Torre del Greco, Atena Lucana, Sulmona, Cerignola, Castellammare di Stabia, Sora, Frattamaggiore, Acquaviva delle Fonti, Cerreto, Bologna, Novara, Foggia, Avellino e Palermo. Invece Ciro è il Santo protettore a Portici, Vico Equense (con San Giovanni), Nocera Superiore, Grottaglie e Marineo. La solennità liturgica è il 31 del primo mese dell’ anno. 
Giampiero Lovelli




BIBLIOGRAFIA
P. DE AMICIS, San Ciro medico, eremita e martire, celeste patrono della città di Grottaglie, Grafischena, Fasano 1987;
F. PATERNÒ, Vita e miracoli di san Ciro Medico, Romito e Martire, Napoli 1707;
R. QUARANTA, S. Ciro a Grottaglie, storia, culto e tradizione, Tiemme, Manduria 1988;
S. RAIA, San Ciro Medico, Eremita e Martire. Vita, culto, miracoli, Napoli 1902.


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