Il Medioevo ebraico di Trani



Trani, la città dalla maestosa Cattedrale del XII sec., dedicata a San Nicola Pellegrino, gioiello dell’architettura romanica pugliese, meraviglia d’Italia. Trani, la città dal massiccio Castello Svevo edificato nel XIII sec. da Federico II, dimora abituale del figlio Manfredi, che nel 1259 vi sposò in seconde nozze la principessa d’Epiro Elena Ducas. Trani, la città dagli stretti vicoli, antichi e ventosi, dall’attivissimo porto che vide partire e sbarcare soldati e mercanti, schiavi e imperatori, santi ed invasori. E infine Trani, la città dalla poco conosciuta ma radicata tradizione ebraica.

Imperatore Onorio
La presenza di Ebrei in Puglia è storicamente documentata fin dall’età imperiale romana. Tradizionalmente si pensa che le prime deportazioni dalla Palestina siano avvenute sotto l’imperatore Tito a seguito della distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C.. Un primo documento ufficiale che riporta un palese riferimento agli Ebrei in questa regione è un decreto del 398 dell’imperatore Onorio (cofirmato dal fratello Arcadio), figlio di Teodosio I e assegnato dal padre nel 395 al trono d’Occidente, il quale, riconoscendo l’importanza sempre maggiore assunta dalle Comunità Giudaiche in Puglia sia dal punto di vista economico che sociale, concesse loro l’accesso fisico ed elettivo alle curie, ossia i luoghi del dibattito politico e della gestione della cosa pubblica, derogando alla disposizione generale dell’anno precedente che vietava in forma assoluta agli Ebrei di farvi ingresso e di accedere alle cariche municipali. Evidentemente Onorio, seppur ritenuto reggente mediocre, aveva seguito l’esempio del padre, che nel 393 con un editto (riportato nel Codex Teodosianus) aveva già provveduto a ritirare il divieto alla libera riunione da parte degli Ebrei. E il fatto che gli Ebrei venissero riammessi da Onorio nell’alveo dei consigli municipali lascia intendere quanto fosse importante il ruolo da essi ricoperto nella determinazione degli equilibri economici ed amministrativi sia di Trani che di altre cittadine pugliesi.


Trani - quartiere ebraico
Del resto, l’industriosità e la dedizione al lavoro delle Comunità Giudaiche è proverbiale. A Trani in particolare, gli Ebrei, forti anche di un vantaggio geografico rispetto ad altre regioni, erano dediti alle attività commerciali, intessendo traffici particolarmente fruttuosi con le vicine coste orientali: tessuti, spezie, generi alimentari (la Puglia è terra di mare e di estesi granai), metalli e pietre preziose, senza trascurare le botteghe artigiane, le maestranze impiegate nelle tintorie e nelle “industrie” tessili (specie nella lavorazione della lana), e l’attività che, soprattutto a partire dal Medioevo, verrà identificata come tipicamente “ebraica”: quella del cambio di valuta, del prestito di danaro con interessi. Ancora oggi a Trani esiste una Via Cambio, che indica senza dubbio l’antica sede dei cambiavalute attivi in città. Un impiego all’epoca demonizzato dalla Chiesa Cattolica, che considerava la concessione di mutui come un’attività “diabolica” (per questo vietata ad ogni buon cattolico), ma che in verità è risultata fondamentale nello sviluppo delle realtà urbane tra Alto e Basso Medioevo.


Sant'Anna (sinagoga Scola Grande)
La comunità tranese ebbe modo di prosperare, tra alterne vicende, per tutta la seconda metà del Primo Millennio. La Giudecca, ossia il Quartiere Ebraico non chiuso da mura e cancelli (a differenza del Ghetto), arrivò a comprendere ben 4 Sinagoghe: quella di Scolanova e quella di Scola Grande (poi trasformate in Chiese Cattoliche, coi nomi di Santa Maria di Scolanova e Santi Quirico e Giovita, poi Sant’Anna) sono le uniche due ancora in piedi; la prima, in particolare, è stata restituita alla Fede Ebraica nel 2005. Delle altre due, poi dedicate a San Leonardo Abate e San Pietro Martire, se ne conserva solo la memoria storica e la citazione in alcuni documenti del XIV sec.. La loro collocazione urbanistica, comunque, non doveva essere troppo lontana dalle prime due, e sempre all’interno del perimetro della Giudecca. A ciò si affiancava un’area sepolcrale ebraica, che sorgeva fuori dalla città, presso le mura federiciane.


Sinagoga Scolanova, interno
Scolanova (il nome tradisce probabilmente la sede di una Scuola Ebraica al suo interno, realizzata successivamente ad un’altra) è da molti considerata tra le più antiche sinagoghe d’Europa, e in Italia seconda solo a quella di Ostia Antica, di epoca ellenistico-romana, di cui rimangono solo resti archeologici. L’edificio è un piccolo gioiello di architettura religiosa ebraica del XIII sec.: realizzato in pietra calcarea locale, sorge su un piano rialzato rispetto alla strada, a cui si accede tramite una scalinata laterale. Quattro finestre monofore e un’unica campata ne caratterizzano la struttura interna, scarna di decorazioni ma affascinante nella sua austerità. Un’edicola bifora sormonta l’altare, dove campeggiano i simboli della Fede d’Israele: uno stendardo in velluto rosso o bianco con l’effigie della Stella di David, due Menorah (candelabri a 7 braccia) che vanno ad aggiungersi a quella più grande posta all’ingresso dell’edificio, un turibolo dorato appeso ad uno dei lati interni, per spargere l’incenso durante le funzioni. Lampadari e applique in ferro battuto completano il corredo interno di questo edificio, che durante lo Shabbat (il Sabato, giorno di riposo) e tutte le altre festività ebraiche risuona delle preghiere e dei canti di lode a Dio elevati dalla Comunità tranese. Fu sotto il regno di Carlo III di Napoli, in particolare dal 1384, che questo come altri edifici di fede ebraica sparsi nel Meridione, fu convertito in edificio di Culto Cattolico. Ma, come diremo ampiamente più avanti, nel 2005 l’ex Chiesa di Santa Maria di Scolanova è stata restituita al suo Culto originario e agli Ebrei di Trani.


Beniamino di Tudela - Incisione XIX sec.
Sulla prosperità della Giudecca tranese in epoca medievale abbiamo un riscontro diretto nei racconti del viaggiatore e geografo spagnolo di fede ebraica Beniamino di Tudela (1130 – 1173). Partito dalla sua città natale nel nord della Spagna, Tudela appunto (in Navarra), intorno al 1165 (alcuni anticipano l’inizio del suo peregrinare al 1159), in pochi anni attraversò l’Europa Mediterranea giungendo fino a Baghdad e alle sponde dell’Eufrate, per poi fare ritorno in Spagna nel 1173. Rabbino coltissimo, ebbe come intento principale quello di visitare la Terrasanta, ma sostando spesso e a lungo in luoghi dove le Comunità ebraiche erano stabilmente stanziate, ha lasciato alle cronache preziose descrizioni su come esse vivessero e prosperassero a quel tempo. Si potrebbe ipotizzare che abbia voluto fornire, a eventuali pellegrini della sua gente, una sorta di “guida” su dove poter trovare accoglienza e ristoro, e in che misura, nel lungo percorso verso la Palestina, alla maniera di quanto già facevano i pellegrini cristiani. Non si escludono, naturalmente, anche intenti commerciali, essendo Beniamino un mercante di gemme. Giungendo a piedi da Ascoli Satriano (Foggia), così egli descrive il suo arrivo nella città portuale: “Da lì ci vollero due giorni di cammino per arrivare a Trani, sul mare dove, grazie al suo porto efficiente, si imbarcano tutti i pellegrini diretti a Gerusalemme. Vi è una comunità di circa 200 Israeliti, con a capo rabbi Eliah, rabbi Nathan il commentatore e rabbi Yaaqov. È una città grande e bella”. È quasi certo che il viaggiatore facesse riferimento, più che a 200 individui, a 200 “fuochi”, ossia 200 famiglie ebree stanziate in città. Agli occhi del viandante la Comunità giudaica tranese deve essere apparsa prospera ed operosa, e la loro rilevanza socio economica già da tempo si era palesata, se pensiamo che gli Ordinamenta et consuetudo maris, promulgati a Trani nel 1063 e da molti considerati il primo codice marittimo della storia occidentale, contenente norme in materia di navigazione, trattamento economico delle maestranze, contratto di noleggio ecc., ebbero come firmatari i "consoli in arte del mare" Simone De Brado, Angelo de Bramo e Nicola de Ruggiero, notabili cittadini di cui due (Simone ed Angelo) di fede ebraica. 
Federico II di Svevia
Sotto i Normanni, gli Ebrei tranesi godettero della massima protezione: pur essendo riconosciuta all’Arcivescovo di Trani piena autorità sulla Giudecca, ad essi Enrico VI di Svevia, con un decreto del 1195, riconosce piena tutela proibendo le conversioni forzate e le estorsioni di denaro da parte di sudditi cattolici, prevedendo in caso contrario una multa di 50 libbre di Aurei purissimi, e stabilisce una riduzione del tributo annuale dovuto all’autorità ecclesiastica che li governa. Il figlio Federico II, il glorioso Puer Apuliae, fece anche di più: concesse in via esclusiva alla Comunità tranese il monopolio del commercio della seta grezza e della tintoria. Inoltre, con apposito provvedimento li autorizzò all’esercizio legale del prestito “ad alto interesse”, addirittura toccando una percentuale del 10%. Una sorta di “usura legalizzata”, ma concessa solo ai Giudei tranesi. Federico, come il figlio Manfredi, amava circondarsi di personaggi sapienti di origine ebraica: medici, letterati, giuristi. E la stessa Trani, tra l’altro, ha prodotto notevoli personalità della cultura ebraica. Due nomi per tutti: Isaiah Ben Mali e il nipote Isaiah ben Eliahu, entrambi talmudisti (commentatori del Talmud e delle Sacre Scritture) e letterati vissuti tra il XIII e il XIV sec.


Sinagoga Scolanova, particolare
La situazione cambiò drasticamente con gli Angioini. Carlo I d’Angiò (1226 – 1285) cercò soprattutto con agevolazioni fiscali e ricompense monetarie di attuare una politica di conversione al cattolicesimo, ma fu soprattutto col figlio Carlo II (detto lo Scannagiudei) che la situazione peggiorò notevolmente: aumentarono le angherie, ripresero le conversioni forzate, le tassazioni selvagge, le sopraffazioni anche a carico di chi, sinceramente o meno, cambiava fede. Carlo II, già lo sappiamo, non brillava per tolleranza, e Lucera ne fu testimone. Nel 1384 Carlo III di Napoli, come prima abbiamo anticipato, ordinò la conversione in Chiese di tutte e 4 le Sinagoghe tranesi, e con alterne vicende la comunità, seppur conoscendo un progressivo impoverimento, riuscì a sopravvivere in città fino al XVI sec.. L’epoca della ricca e prospera Giudecca, però, si avviava verso la conclusione. Niente più fiorenti commerci, intense attività bancarie, operose lavorazioni tessili, sviluppi culturali. La fine giunse con Carlo V d’Asburgo, che il 31 ottobre 1541 ordinò l’espulsione degli Ebrei non convertiti dall’intero Mezzogiorno.


Sinagoga Scolanova, ingresso
La rinascita della Comunità Ebraica di Trani si è avuta solo in tempi recentissimi: nel 2004 viene indetta l’assemblea costituente degli Ebrei della città, seguita poi dalla restituzione da parte del Comune e dalla riconversione a Sinagoga dell’ex Chiesa di Sant’Anna, nonché dal restauro della stessa, accompagnato dalla donazione di un prezioso Sefer Torah (il Rotolo Sacro del Pentateuco, ossia i primi 5 Libri dell’Antico Testamento) da parte della Comunità Madre di Napoli. Un modo per restituire alla storia di Trani un importante tassello del suo passato. 

Andrea Zito



BIBLIOGRAFIA

- Raffaello Piracci, La Storia di Trani, Landriscina Editrice, 2011
- Cesare Colafemmina, L'itinerario pugliese di Beniamino da Tudela, in Archivio Storico Pugliese, anno XXVIII 1975, pp 81 - 100
- Francesco M. De Robertis, Sulle condizioni economiche della Puglia dal IV al VII sec. d.C., in Archivio Storico Pugliese anno IV 1951, pp 42 - 57
- Umberto Casuto, Sepolcri e Iscrizioni sepolcrali degli Ebrei di Bari, da Iapigia – Rivista di Archeologia Storia e Arte, 1933, pp 167 - 173
- Marcus Nathan Adler, The Itinerary of Benjamin of Tudela, London, Oxford University Press, 1907
- Storia della comunità ebraica di Trani, da www.traniviva.it
- Francesco Lotoro, Storia della comunità ebraica di Trani, da www.napoliebraica.it

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