Akhetaton: «lo splendore di Aton»





La città di Akhetaton corrisponde alla moderna Tell el-Amarna. Tale denominazione venne adoperata per la prima volta nel XVIII secolo, quando un raggruppamento sociale nomade del deserto con proprio ordinamento e proprio capo, formato da più famiglie e unito da identità di lingua e costumi, conosciuto con l’appellativo di «Ben Amran», si stabilì nel Medio Egitto facendo nascere quattro minuscoli insediamenti abitativi: el-Till, El-Hagg Qandil, el-Amiriya ed el-Hawata. La denominazione del primo di questi piccoli centri abitati si mescolò con l’appellativo del raggruppamento sociale nomade che lo occupava dando origine in questo modo al vocabolo «el-Till el-Amarna». In seguito con la perdita della forma originaria nacque il nome «Tell-el-Amarna». 

Busto del faraone Akhenaton
Le vicende di questo luogo non possono essere disgiunte da quelle del faraone eretico Amenhotep IV il quale, cambiato il suo nome in Akhenaton, decise che si venerasse il dio Aton (più che parlare di orientamento religioso basato sull'esistenza di un solo dio, è opportuno discettare della supremazia di una divinità su tutte le restanti). Per cessare di frequentare gli influenti ministri ufficiali del culto del dio Amon, che risiedevano nella città di Tebe, e per non associarsi a una qualsiasi persona divina e ai relativi sacerdoti, Akhenaton ritenne opportuno dar vita a un nuovo centro abitato, divenuto poi sede degli organismi legislativi e amministrativi centrali dell’antico Egitto. È altamente possibile che il Faraone abbia voluto stabilire in prima persona, durante il quarto anno del suo governo, la località nella quale costruire Akhetaton, «lo splendore di Aton», scelta probabilmente anche in ragione della presenza di due colli fra i quali si riusciva a veder spuntare la stella più importante: il sole. Terminata la costruzione, spostò in questo luogo la sua reggia. 

Bassorilievo raffigurante Aton, Akhenaton, Nefertiti e figlie
Ritenuto «eretico» da numerosi storici, la sua rivoluzionaria ideologia ha influenzato, positivamente o negativamente a seconda delle valutazioni, l’insieme di credenze e di manifestazioni con cui l'uomo riconosce l'esistenza del soprannaturale nonché la produzione di opere artistiche e architettoniche del periodo. In particolare si usa l’espressione «arte amarniana» per definire il gusto che si caratterizzò con l’adesione alla realtà oggettiva. Le opere di scultura infatti rispecchiarono più fedelmente la realtà, introducendo anche episodi di vita reale che furono rappresentati figurativamente, non nascondendo nemmeno le imperfezioni relative al corpo umano di Akhenaton e della regina Nefertiti.

Rappresentazione di Akhetaton

Per edificare velocemente la nuova città venne adoperato materiale laterizio, fabbricato con argilla comune e poi cotto al forno, di proporzioni molto inferiori rispetto ai grossi blocchi di roccia compatta utilizzati fino a quel momento nelle antecedenti costruzioni e impiegato poi anche nelle successive. I lavoratori che si occuparono degli scavi archeologici per riportare alla luce monumenti e oggetti presenti ad Akhetaton, chiamarono questo materiale laterizio recuperato «talatat» (in arabo «tre palmi»), proprio per indicarne la grandezza molto contenuta (circa 50x25x22). Queste proporzioni modeste permettevano che il materiale laterizio fosse portato e collocato in posizione da un singolo individuo, permettendo una economia notevole di tempo e operai.

Tell el-Amarna - rovine del tempio
L’edificio dedicato al culto del dio Aton (globo solare) presente ad Akhetaton si differenziava notevolmente rispetto a quelli consacrati alle persone divine tradizionali egiziane. Queste costruzioni infatti avevano una forma «a cannocchiale» dove si passava dall'illuminazione dell’area libera e scoperta, delimitata da una serie di colonne, all’oscurità totale dello spazio più interno al tempio (sancta sanctorum) in cui era posta l'immagine della divinità che aveva un aspetto umano. Nell’edificio dedicato al culto del dio Aton, Akhenaton volle dappertutto la presenza di luce. Questo tempio era costituito da quattro aree libere e scoperte, dove erano state collocate diverse tavole che servivano ai sacerdoti per offrire prodotti vegetali e animali alla divinità, con l'intento di venerarla e propiziarla. Venivano dopo due ulteriori aree libere e scoperte che formavano il tempio effettivo e il cui accesso era riservato solo ai sacerdoti e al faraone. In questa zona si trovavano anche altre cappelle di minore importanza ma sempre prive di copertura, affinché vi potesse entrare la luce.

Mappa di Akhetaton
Akhetaton occupava uno spazio di pressappoco 290 Km2. Il centro abitato si espandeva da settentrione a mezzogiorno e perfino nel tempo presente è stato possibile localizzare tre rioni: il rione che si trova a settentrione, quello del meridione ed il rione posto nel centro. A nord e a sud sorgevano le case private (con la funzione di far allontanare temporaneamente dalle occupazioni consuete e a scopo di riposo e di ricreazione), mentre la corte del faraone ed il luogo in cui si prendevano le decisioni politiche e amministrative dello stato erano situati nella zona del centro. La via principale della città, che percorreva tutto il centro abitato, era denominata «Strada Regia», la quale divideva la dimora di Akhenaton in due differenti zone: la prima adibita al personale dedito alla conduzione politica e amministrativa dell’antico Egitto, mentre la seconda riservata ad abitazione della famiglia reale e non aperta al pubblico. Nella zona della reggia assegnata agli uffici governativi si trovava la famosa «finestra delle apparizioni», rivolta verso l’area scoperta e interna della dimora regale, dalla quale Akhenaton e Nefertiti (in alcuni casi insieme alle figlie) distribuivano compensi ai funzionari che si erano guadagnati stima e considerazione. 

Rovine di Aketaton
Di notevole interesse il «Villaggio degli artigiani» (sito che stimola il desiderio di conoscenza della storia e della progettazione e costruzione degli edifici. Lì la «Egypt Exploration Society», dal 1921 al 1936, effettuò una serie di scavi archeologici), il quale accoglieva i lavoratori che avevano costruito e si erano occupati di mantenere in buono stato il centro abitato di Akhetaton. La località ha la forma di una figura piana quadrangolare con quattro lati e quattro angoli uguali ed è costituita da minuscole case identiche, collocate su cinque vie. A sud-est vi era un edificio di maggiori dimensioni rispetto agli altri, molto probabilmente si trattava di quello abitato da chi aveva il compito di vigilare sul lavoro degli operai.

L'egittologo Flinders Petrie
Nel 1887 una contadina, alla ricerca di legna, recuperò fra i ruderi delle antiche costruzioni di Akhetaton numerose (quasi trecento) piccole assi di legno coperte di creta sulla quale veniva incisa con lo stilo la scrittura a forma di cuneo. Queste piccole assi di legno, riportanti l'antica scrittura egizia, vennero cedute l’anno seguente in cambio di denaro al Cairo e anche il British Museum ne comprò alcune. Fu però il museo di Berlino ad entrare in possesso del maggior numero di esse attraverso il pagamento del prezzo fissato. Nel 1891 Flinders Petrie (studioso inglese di egittologia e di archeologia), durante alcune operazioni di asportazione del terreno per riportare alla luce monumenti e oggetti a Tell el-Amarna, scoprì fonti scritte simili a quelle rinvenute dalla contadina. In questa occasione i documenti furono registrati in modo coerente al Museo egizio del Cairo, dove ancora nel tempo presente si possono ammirare. Ma cosa aveva ritrovato Flinders Petrie? Era venuto in possesso dell’insieme di documenti privati e pubblici di Akhetaton, più conosciuti con l’appellativo di «Lettere di Amarna». Purtroppo i margini delle piccole assi di legno coperte di creta erano in pessime condizioni e pertanto non si fu in grado di decifrare i segni convenzionali che lì indicavano chi spediva e chi riceveva la missiva. Una ulteriore difficoltà concerneva la determinazione dei dati cronologici, poiché gli svariati addetti alla copiatura e alla stesura di testi ufficiali utilizzavano requisiti diversi per la fissazione della cronologia. A tutt'oggi gli egittologi si interrogano su quale funzione abbiano le piccole assi di legno coperte di creta di Amarna. Sono da ritenere scritti abbandonati per distrazione o antiche epistole che oramai non servivano più? È opportuno ricordare che sono testi con scrittura a forma di cuneo (infatti le lettere, che riguardavano le relazioni politiche tra nazioni, erano scritte in quell’epoca in accadico). Molto probabilmente si trattava delle missive originali diventate superflue dopo essere state prodotte copie in lingua egiziana. Sicuramente la documentazione recuperata a Tell el-Amarna mostra quanto fosse in crescita il commercio internazionale ed anche la rilevanza dei negoziati matrimoniali per scopi politici. A motivo del complesso delle lettere scritte da sovrani di stati modesti o da diplomatici egiziani residenti in paesi stranieri, non è difficile descrivere il governo delle relazioni dell’Egitto con altri stati. L'Egitto infatti faceva in modo che nascessero minuscoli stati monarchici indipendenti, posti sotto il suo controllo. Per esempio i sovrani siro - palestinesi giuravano lealtà al faraone e il rispetto delle promesse e dei patti. La regione siro - palestinese era pertanto frazionata in tre circoscrizioni territoriali per essere meglio sorvegliata: Amurru (Libano), Ube (territori siriani privi di sbocchi sul mare), Canaan (Palestina). Nelle località di maggiore importanza di queste circoscrizioni abitavano i diplomatici ed i reparti militari egizi, che avevano il compito di tenere sotto stretta vigilanza i sovrani del posto, riscuotere le tasse e impedire guerre fratricide tra i signorotti locali. 

Una tavoletta delle "Lettere di Amarna"
In particolare un piccolo asse amarniano di legno coperto di creta ha stimolato la curiosità degli studiosi. In esso il monarca della regione di Canaan invocava sostegno al faraone contro i «Khabiru», i quali stavano occupando con la forza diversi centri abitati cananei. Per alcuni egittologi i «Khabiru» o «Apiru» sono gli Ebrei arrivati in Egitto senza avere una sede fissa, in seguito stabilendo la propria dimora nel paese africano. Per altri i «Khabiru» non sono da considerare una popolazione, ma solamente degli individui che si trasferirono in uno stato diverso da quello d'origine o che, in seguito a vicende politiche, furono costretti a cercare rifugio in una nazione straniera e ritengono quindi che non siano un popolo originario di una determinata area. 
Collegato alle «Lettere di Amarna», sebbene per via indiretta, risulta un avvenimento coinvolgente in modo particolare. Nella città di epoca remota di Hattuŝa (odierna Turchia), sede degli organismi legislativi e amministrativi centrali del regno ittita, è stato scoperto il luogo in cui venivano raccolti i documenti inviati e ricevuti dai sovrani ittiti. Pertanto è stato possibile leggere una epistola mandata da una sovrana egizia a cui era morto il coniuge, che domandava al monarca ittita Shuppiluliumash un figlio da prendere come marito al più presto, il quale sarebbe divenuto faraone. Diversi storici ritengono che il mittente della missiva fosse Nefertiti dopo il decesso di Akhenaton, ma la maggior parte pensa che possa trattarsi di Ankhesenamon (a cui era morto il marito Tutankhamon, soprannominato il «faraone bambino»). È opportuno non dimenticare che Tutankhamon visse ad Akhetaton nei suoi primi anni di governo, avendo ancora il nome di Tutankhaton.

Akhetaton ebbe una vita di quasi 30 anni e perse pian piano i suoi abitanti negli anni iniziali di governo di Tutankhamon. 

Giampiero Lovelli



BIBLIOGRAFIA
A. CYRIL, Akhenaton. Il faraone del sole, Newton & Compton editore, Roma 1996;
D. GIVAUDAN, Akhenaton. Il folle di Dio, Edizioni Amrita, Torino 1998;
N. GRIMAL, Storia dell’Antico Egitto, Laterza, Bari 2007;
H. SCHLOGL, L’Antico Egitto, Il Mulino, Bologna 2005;
T. WILKINSON, L’Antico Egitto. Storia di un impero millenario, Einaudi, Torino 2012;

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