Santa Caterina di Svezia


Donna straordinaria del Basso Medioevo fu sicuramente Santa Caterina di Svezia, il cui nome deriva dal greco antico e significa «donna pura». Nacque nel 1331 o nel 1332, quarta figlia di Santa Brigida ed Ulf Gudmarsson, cui somigliava molto fisicamente, esperto in legge e figlio del governatore del Vastergotland. Visse la sua fanciullezza e giovinezza nel castello di Ulfasa, presso le sponde del lago Boren. La madre, Santa Brigida, fu sempre molto attenta affinché tutti i membri della famiglia rispettassero puntualmente usi e precetti della Chiesa cattolica. Inoltre si occupò in prima persona della formazione spirituale dei figli e della servitù. La giornata della famiglia era scandita dalla preghiera, dalla lettura della Bibbia, dalle biografie dei Santi oltre che da una proficua attività caritatevole verso i malati ed i poveri. La stessa Caterina raccontava come la madre medicasse le ferite degli infermi e lavasse i piedi dei diseredati. E tutto questo impressionò fortemente i figli.


All’età di dodici anni, per volere del padre, Caterina venne promessa come sposa ad Eggard Lydersson, che molto probabilmente aveva dieci anni più della promessa sposa, ma vista la giovane età della fanciulla il matrimonio venne posticipato. Il comportamento e le parole di Brigida ebbero grande influenza su Eggard e Caterina. Decisero di rimanere casti, scelta che si protrasse per tutta la durata del matrimonio. Fecero digiuni, veglie e dovettero sopportare il disprezzo e le risa di molti, che non accettarono la loro condotta matrimoniale. In particolar modo il fratello di Caterina, Karl, schernì a più riprese la giovane coppia, arrivando al punto di spiarli nella loro camera da letto, di notte, e verificando con i propri occhi come riposassero sul pavimento separatamente. Caterina non possedeva abiti lussuosi, ma vestiti semplici ed amava conversare specialmente con i poveri, gli umili ed i bambini.


 
Intanto nell’autunno del 1349 Brigida partì per Roma, non solo per l’Anno Santo del 1350, ma anche per chiedere al Papa di dare il suo beneplacito all’approvazione della nascita del nuovo Ordine religioso che desiderava fondare, il quale venne concesso solo nel 1370 da Papa Urbano V. Giunta a Roma, visse in un primo tempo all’ospizio dei pellegrini presso Castel Sant’Angelo e poi nel palazzo del cardinale Ugo Roger di Beaufort. Nel mese di agosto del 1350 Caterina, insieme ad alcune nobildonne svedesi, raggiunse a Roma la madre dopo un viaggio lungo e pieno di insidie. Santa Brigida desiderava che la figlia tornasse presto in Svezia, ma Cristo in una visione le disse che era più utile per la figlia soggiornare a Roma, invece di prendere la via del ritorno.


Che tipo di vita conducevano Brigida e Caterina a Roma? La giornata era scandita dalle preghiere, dai digiuni, dalle penitenze, dalle veglie notturne e dall’obbedienza al padre confessore Petrus Olavi. Le due donne dormivano su della paglia posta sulla nuda terra. Brigida era per la figlia un modello, un esempio e Caterina aveva grande rispetto ed ammirazione per la madre. Generalmente il mattino usavano dirigersi verso qualche chiesa della città per pregare o portare soccorso ai poveri, ai malati ed ai pellegrini, non solo materialmente ma anche spiritualmente. Caterina però fu fonte di problemi. Essendo di notevole statura (180 cm) con bionda capigliatura fluente ed occhi cerulei, non passava inosservata a causa della sua bellezza nordica e del nobile portamento,
benché indossasse abiti molto semplici. Il suo carattere mostrava la semplicità, amabilità e purezza della donna. Furono posti in atto diversi tentativi per rapirla. Ad esempio narra la stessa Caterina che un giorno, insieme a diverse nobildonne romane, volesse raggiungere la Basilica di San Sebastiano. Un corteggiatore respinto fu pronto a catturarla. Ma alcuni attimi prima che Caterina con le sue dame passasse da quella strada, un cervo attirò l’attenzione del sequestratore permettendo alle pie donne di superare senza danno il luogo dell’agguato. A causa di tutto ciò le fu proibito di lasciare l’appartamento in cui abitava con la madre, se non in quelle occasioni in cui fosse presente una scorta. Pertanto ben presto si sentì una reclusa, soffrendo la solitudine, la disperazione, l’abbattimento e la noia. Venne fuori da questa situazione dolorosa grazie alle preghiere rivolte alla Madre di Dio, alle esortazioni del padre confessore e ad un sogno in cui la Vergine Maria le chiedeva di ubbidire alla madre ed al padre spirituale.


Dopo quattro anni le due donne, insieme ai pellegrini svedesi, passarono a vivere in una casa presente nel palazzo della nobildonna romana Francesca Papazzurri (amica ed ammiratrice di Brigida), nei pressi di Campo de’ Fiori. La stessa volle donare la casa all’Ordine brigidino di Vadstena, dopo la scomparsa di Brigida. La nuova abitazione distava solamente poche centinaia di metri da quella precedente. Ad eccezione dei pellegrinaggi in Italia e Palestina, madre e figlia vi dimorarono per quasi venti anni.


 
Non si hanno informazioni se Caterina abbia avuto visioni divine come la madre, con una sola probabile eccezione. Un giorno si trovava nella vecchia Basilica di San Pietro, quando una pellegrina la chiamò supplicandola di pregare per l’anima di una norvegese. La Santa volle sapere da dove venisse la donna e la stessa affermò di giungere dalla Svezia per comunicarle che la seconda moglie norvegese di suo fratello Karl era recentemente deceduta. Le chiese inoltre insistentemente di pregare per l’anima della norvegese e le annunciò che molto presto avrebbe ricevuto dalla Svezia una buona notizia. Dopo aver parlato la pellegrina scomparve rapidamente e Caterina non fu in grado di rintracciarla. In seguito si seppe che la norvegese aveva lasciato in testamento a Brigida e Caterina un diadema d'oro, grazie al valore del quale le due Sante ebbero la possibilità di sostentarsi per un anno intero

Brigida e Caterina dovettero superare diversi ostacoli, affrontarono tanti pericoli nei pellegrinaggi che fecero insieme nel corso degli anni. Pertanto la figlia divenne sempre più l’aiutante ed il sostegno della madre, in special modo quando i problemi di salute di Brigida la costrinsero a non alzarsi più dal letto. A Roma, il 23 luglio 1373, Brigida giunse al termine della sua vita terrena con accanto sempre la figlia Caterina. Ella aveva richiesto, prima di morire, che le sue spoglie mortali fossero sepolte a Vadstena, dove era stato costruito il primo monastero dell’Ordine brigidino. Pertanto Caterina e il suo seguito, insieme al corpo di Brigida, partirono per la Svezia. Il viaggio si protrasse per più di sei mesi, con tratte giornaliere di circa 30-40 chilometri. Giunsero a Vadstena il 4 luglio 1374 e vennero accolti con grande gioia e giubilo dal popolo, dai frati e dalle suore facenti parte del nuovo Ordine religioso fondato da Santa Brigida. Caterina aveva passato quasi ventiquattro anni a Roma e chissà quanti ricordi le ritornarono in mente nel vedere nuovamente i luoghi della sua giovinezza!


La donna, per la sua santa vita, per la sua onestà e rettitudine, per la sua pazienza e buona volontà, divenne ben presto un fulgido esempio per i frati e le suore dell’Ordine brigidino, oltre che per il popolo svedese. Volle donare alcuni beni al monastero dell’Ordine con il desiderio di entrarvi al più presto. Ma risultava necessaria nuovamente la sua presenza a Roma, sia per ottenere l’approvazione completa della regola brigidina, sia per sollecitare la canonizzazione di Brigida da parte della Santa Sede. La venuta a Roma le provocò un misto di gioia e malinconia. Probabilmente riteneva la sua casa, Roma, più che Vadstena, avendoci trascorso buona parte della sua vita di adulta. Fece ritorno all’abitazione posta nei pressi di Campo de’ Fiori e gli amici e gli ammiratori della madre le furono accanto nei successivi cinque anni nella città eterna. Caterina un primo successo lo ottenne quando Urbano VI le concesse la bolla «Ad perpetuam rei memoriam», in data 3 dicembre 1378, con la quale veniva approvata la regola brigidina basata su quella di Sant’Agostino. L’Ordine brigidino del S. Salvatore era ora pienamente riconosciuto. Intanto nell’estate del 1379 ebbe inizio il processo di canonizzazione di Brigida, che venne portato a compimento nel 1391. La commissione di teologi e giuristi poté apprendere con un certo stupore quanto Brigida fosse conosciuta ed invocata in Italia ed in Spagna, molto più che nella stessa Svezia e come molti miracoli le fossero attribuiti.


Sono stati riconosciuti anche molti miracoli compiuti da Caterina durante la sua permanenza romana. Il più famoso riguarda la scongiurata tracimazione del Tevere. Il fiume era cresciuto così tanto che il ponte del Laterano ed alcuni palazzi vicini furono inondati. I Romani raggiunsero Caterina, esortandola ad avvicinarsi al Tevere ed invocare il Signore affinché non permettesse l’inondazione della città. Il cronista medievale narra con stupore che quando la pia donna mise i piedi nell’acqua del fiume, questa immediatamente ritornò nel suo letto naturale. Il Papa Urbano VI aveva una profonda ammirazione per Caterina, lodando continuamente la sua saggezza ed umiltà. Sul finire del 1378 Santa Caterina di Svezia e Santa Caterina da Siena si conobbero a Roma e le stesse cronache parlano di questo incontro senza però purtroppo nulla riportare di quanto si siano potuto dire le due sante donne.

 
Nel 1380 Caterina di Svezia decise di ritornare a Vadstena, sia perché riteneva di aver portato a termine la sua missione, sia perché erano già comparsi i primi segnali della sua malattia. Partì il 15 marzo 1380 dopo essersi congedata da tutti i suoi numerosi amici e protettori. Impiegò tre mesi per raggiungere la Svezia.
 
 
Non ebbe mai la tempra robusta della madre e per molti anni praticò digiuni, veglie e pellegrinaggi, che peggiorarono la sua salute già malferma. Spirò il 24 marzo 1381, il giorno precedente la festa dell’Annunciazione, all’età di 49 anni. Giunsero a Vadstena molti sacerdoti ed importanti personalità per darle un ultimo saluto. Viene tramandato un ultimo piccolo miracolo compiuto dalla Santa: il vescovo Tord di Strangnas, presente alla cerimonia funebre e molto legato alla pia donna, nel momento in cui strinse la mano di Caterina per salutarla e chiederle di intercedere presso Dio, si accorse con meraviglia che la stretta di mano era ricambiata.


Sisto IV, il 16 agosto 1482, stabilì in una bolla che Caterina fosse venerata nel nord Europa come beata. La Santa viene raffigurata nei dipinti nell’abito dell’ordine brigidino, accompagnata da un cervo. Nella mano sinistra ha una lampada ad olio, simbolo delle vergini sagge, mentre nella mano destra un ramoscello di giglio, simbolo di purezza verginale. 


Giampiero Lovelli
      

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