Flavio Ezio: il comandante romano che sconfisse Attila



Flavio Ezio viene ricordato nei libri di storia per aver sconfitto Attila nello scontro armato di Chalons o Campi Catalaunici, nel quale i Romani insieme agli alleati Alani, Burgundi e Visigoti batterono in modo pesante le forze armate unne. Edward Gibbon lo presentò come: «l’uomo celebrato universalmente come terrore dei Barbari e baluardo della Repubblica di Roma».


Ezio venne alla luce nella città di Durosturum nella Mesia inferiore (attualmente Silistra in Bulgaria), intorno al 390. Il suo genitore si chiamava Gaudenzio - nativo della Scizia o della terra di Götaland in Svezia - ed era al comando di alcune truppe romane, mentre la sua genitrice, di cui non si conosce l’appellativo, apparteneva ad una famiglia italica facoltosa e aristocratica. Nell’età compresa fra l'adolescenza e la giovinezza Ezio entrò nel reparto militare dei «tribuni praetoriani partis militaris» presso la reggia dell’imperatore. A partire dal 405 fino al 408 venne offerto come garanzia per il rispetto di accordi ad Alarico I, sovrano dei Goti, che gli insegnò le tecniche di combattimento. Successivamente venne mandato come garanzia per il rispetto di accordi da Rua, monarca degli Unni. Nel 425, alla tenera età di sei anni, divenne imperatore Valentiniano III e pertanto sua madre, Galla Placidia, fu colei che esercitò provvisoriamente il potere sovrano. La stessa riuscì a mettere l’uno contro l’altro i tre uomini dotati dei più ampi poteri nell’impero (Ezio, Bonifacio e Felice), in modo tale che nemmeno uno conseguisse tanta autorità da poterla emarginare.



Flavio Felice, avversario di Ezio
Nel 425 Ezio ottenne l’incarico di «comes et magister militum per Gallias», diventando il capo di tutti i soldati romani presenti in Gallia. Sicuramente in quel momento era il «patricius et magister militum» Felice ad essere l’individuo più potente a corte, ma l’incarico assicurava ad Ezio un’ampia libertà d’azione, rendendolo la persona che disponeva di più autorità in Gallia. Nel 426 vinse in battaglia i Visigoti, che avevano stretto d’assedio Arles, obbligandoli a tornare di nuovo in Aquitania. Nel 428 ebbe la meglio sui Franchi, riprendendo le aree da loro controllate accanto al fiume Reno. Nel 429 divenne «magister militum praesentalis iunior» dell’Impero d’Occidente. Nel 430 annientò in Rezia gli Iutungi e sterminò delle truppe visigote vicino ad Arles, imprigionandone il comandante Anaolso. Nel 431 vinse in battaglia i Norici, mentre nel 432 ebbe la meglio sui Franchi. Ben presto iniziò una forte opposizione tra lui e l’influente uomo di corte Bonifacio. Storici come Procopio di Cesarea e Giovanni di Antiochia asserirono che Ezio screditò a tal punto Bonifacio, da costringerlo alla ribellione violenta. Lo scontro finale si verificò nel 432, quando Bonifacio raggiunse l’Italia, sollecitato da Galla Placidia, alla testa di numerosi uomini istruiti ed equipaggiati per la guerra. Intanto Ezio, con l’appoggio del re unno Rua, stava preparando le forze armate alla battaglia. Lo scontro armato ebbe luogo in prossimità di Ravenna, nel quale trionfò Bonifacio, che tuttavia cessò di vivere alcuni giorni più tardi per le molteplici lacerazioni della cute ricevute in battaglia. Ezio si rifugiò nelle sue proprietà fondiarie rurali, uscendo indenne da un atto violento contro la sua persona. Pertanto ritenne opportuno scappare in un primo tempo a Roma ed in seguito presso la corte unna, attraversando la Dalmazia e la Pannonia. Grazie al sostegno degli Unni poté ritornare in Italia e indurre Galla Placidia ad ammetterlo nuovamente presso la corte imperiale. Ezio mandò in esilio lontano dall’Italia Sebastiano, marito della figlia di Bonifacio e subentrante nella sua carica. Prese in moglie Pelagia, vedova di Bonifacio, conseguendone le proprietà fondiarie ed i reparti militari appartenenti alla stessa. Finalmente venne eletto «comes et magister militum», la più importante carica militare in Occidente e gli venne assegnato il titolo di «patricius» nel settembre del 435 a Ravenna.



Flavio Ezio
Dal 433 al 450 Ezio fu sicuramente l’uomo dotato di maggior potere ed autorità nell’Impero d’Occidente. Si impegnò particolarmente a proteggere le zone di confine della Gallia. Gli Unni proseguirono a sostenerlo militarmente, ma come contropartita ottennero la Pannonia e la Valeria. Nel 436 il comandante romano, con il solito appoggio unno, sconfisse i Burgundi di Gundecario nella Gallia Belgica obbligandoli alla pace, finché l’anno seguente gli Unni sterminarono i Burgundi. Intanto l’Armorica, guidata da Tibattone, si era ribellata al governo imperiale, divenendo praticamente indipendente. Nel 437 un sottoposto di Ezio, Litorio, fu in grado di reprimere l’insurrezione. Grazie alle sue vittorie Ezio, nello stesso anno, fu nominato console. Pure i Visigoti si erano sollevati contro i Romani desiderando impadronirsi di un porto del Mediterraneo, in particolare avevano puntato l’attenzione sul centro abitato di Narbona. Nel 436 la accerchiarono, volendola conquistare per assedio. Convinto che fosse necessario porre un freno alle scorrerie visigote, Ezio nel 437 mandò Litorio con un congruo numero di soldati unni per scacciare i Visigoti presenti nei pressi di Narbona, avendo le capacità di allontanarli. L’anno seguente, il 438, il «patricius» Ezio li vinse completamente nello scontro armato di «Mons Colubrarius», esaltato dall’autore di componimenti poetici Merobaude. Il comandante romano si serviva di truppe unne (gli Unni erano una popolazione che seguiva una religione non cristiana) contro i Visigoti (cristiani adepti dell’eresia ariana), ma questa preferenza non piacque a chi era investito del governo della diocesi di Marsiglia, Salviano, e a diversi autori di opere letterarie cristiani. Nel 439 Litorio giunse nei pressi di Tolosa, sede degli organismi legislativi e amministrativi centrali visigoti, con l’intenzione di impadronirsene ed eliminare totalmente il pericolo visigoto. I Visigoti però prevalsero sui Romani ed il loro alleato unno: imprigionarono Litorio e lo condannarono a morte. Dopo tali avvenimenti Ezio venne a più miti consigli con i Visigoti, dando nuovo valore al patto definito nel 418 (si ribadiva il loro dominio sull’Aquitania). In seguito andò in Italia, dovendo affrontare la minaccia dei Vandali che avevano da poco occupato Cartagine. Nel frattempo la condizione della Spagna era migliorata in seguito al suo abbandono da parte dei Vandali per dilagare nell’Africa settentrionale e restando solamente gli Svevi in Galizia. Merobaude, che scrisse un’orazione elogiativa e celebrativa in onore di Ezio, affermava che in Spagna: «dove prima più niente era sotto controllo, ….il guerriero vendicatore (Ezio) ha riaperto la strada un tempo prigioniera e ha cacciato il predatore (in verità recatosi in Africa di sua volontà), riconquistando le vie di comunicazione interrotte e la popolazione è potuta ritornare nelle città abbandonate». È molto probabile che il comandante romano in Spagna abbia fatto da paciere tra gli Svevi e la popolazione della Galizia, benché la maggior parte di essi desiderasse un’operazione militare. Ezio però non aveva intenzione di impiegare truppe per la riconquista della Galizia, territorio non certo florido, e ristabilì la signoria di Roma sulle rimanenti zone della Spagna, che iniziò ancora una volta a pagare i tributi che vennero corrisposti a Ravenna.



Avendo i Vandali conquistato Cartagine nel 439 e l’anno seguente invaso la Sicilia, il comandante romano allestì un forte e numeroso contingente di truppe, che doveva unirsi con un complesso di ben 1100 navi militari mandate dall’imperatore Teodosio II. L’azione offensiva unita delle due parti dell’Impero per arrestare l’avanzata dei Vandali svanì a motivo di una imponente penetrazione degli Unni nella regione dei Balcani, che obbligò Teodosio II a far tornare precipitosamente il complesso delle navi militari. Pertanto Ezio fu indotto a stipulare un accordo con i Vandali nel 442, grazie al quale conseguiva nuovamente il controllo sulle Mauritanie e una zona della Numidia, ma i Vandali ottenevano il dominio sulla Proconsolare, sulla Byzacena e la parte rimanente della Numidia (le circoscrizioni territoriali più floride dell’Africa). Di conseguenza gli Unni, un tempo in stretti rapporti con l’Impero, vennero oramai ritenuti un pericolo incombente.


Negli anni 442-443 il generale romano consentì agli Alani di stabilirsi in Armorica e ai Burgundi nella Savoia e nei pressi del lago di Ginevra come «foederati», cioè con il compito di proteggere le zone di confine (dal fiume Loira alle Alpi) da numerose popolazioni barbariche. In questo modo poteva impiegare le forze armate latine per cercare di ripristinare la potestà romana nella Gallia del settentrione. Nel 446 fu console per la terza volta. Tutto questo evidenziava una dimostrazione di deferenza notevole, dal momento che essere consoli per la terza volta era una manifestazione di stima e trattamento di riguardo con cui si esprimeva riconoscimento per il suo valore e per i suoi meriti, da sempre destinato solamente ai componenti della dinastia imperiale. Nel medesimo anno i Romani di Britannia gli rivolsero una pressante preghiera di soccorso, chiamata il «Gemitus Britannorum», per fermare il dilagare dei Sassoni. Ezio, verosimilmente, era in quel momento nella Gallia settentrionale, ma non poté accogliere la sollecitazione dei Britanni dal momento che era impegnato a respingere i Franchi infiltratisi nel territorio della Belgica Secunda. Riuscì a batterli completamente a «Vicus Helena». Intanto in Spagna il monarca svevo Rechila, fra il 439 e il 441, occupò militarmente la Lusitania e la Betica, restringendo la Spagna romana alla Tarraconense, malsicura per la presenza di banditi. Nel 446 il comandante romano mandò un suo sottoposto, Vito, con un buon numero di truppe, alle quali si unirono soldati visigoti, con lo scopo di riprendere le regioni conquistate dagli Svevi ed eliminare i banditi dalla Tarraconense. Vito però venne sconfitto da Rechila e la Tarraconense proseguì a pullulare di malviventi.


Nel 451 Attila, monarca degli Unni, stabilì di occupare con la forza l’Impero d’Occidente, desiderando far uccidere Ezio anteriormente all’irruzione progettata. Il re unno, con numerosi uomini istruiti ed equipaggiati per la guerra più gli Ostrogoti, oltrepassò il Reno sottomettendo parecchi centri abitati. Il generale romano per ostacolarlo, grazie ad un meritorio lavoro diplomatico, ottenne l’appoggio dei Visigoti di Teodorico I, degli Alani di Sangibano e dei Burgundi. Lo storico Arthur Ferrill afferma: «Attila, dopo essersi assicurato salde posizioni sul Reno, mosse verso la Gallia centrale mettendo, infine, sotto assedio Orléans. Così Attila aveva raggiunto il suo scopo, ora si trovava in una posizione sufficientemente solida per poter sottomettere i Visigoti in Aquitania, ma Ezio riuscì a mettere assieme una formidabile alleanza per contrastare gli Unni. Lavorando freneticamente, il generale romano costruì una potente alleanza formata da Alani, Burgundi e Visigoti, unendo questi popoli tradizionalmente avversari dei Romani nella difesa della Gallia. Le parti che intervennero in difesa dell’Impero Romano d’Occidente avevano poi in comune l’odio per gli Unni, rimane comunque il grande merito di Ezio di essere riuscito a tradurre ciò in una reale alleanza militare».


Incontro di Attila con Leone I
Una volta giunti gli Alani in Gallia, Ezio con gli stessi e i Visigoti raggiunse Orléans per liberarla dal blocco militare di Attila. Il sovrano unno, ritiratosi dal centro abitato, si diresse in zone rurali lontane dalla città dove il 20 giugno 451 (per alcuni storici il 20 settembre 451) si affrontò con le truppe capitanate dal generale romano nello scontro armato dei Campi Catalaunici, nei pressi di Chalons en Champagne. La battaglia non divenne risolutiva, ma fu un successo strepitoso nel modo di condurre la manovra bellica da parte di Ezio e dei suoi alleati. Pertanto il monarca unno si vide obbligato ad oltrepassare con il suo esercito il fiume Reno per il sopraggiungere dell’inverno. Nello scontro armato dei Campi Catalaunici venne ucciso Teodorico, il sovrano visigoto.


In seguito l’intesa politico–militare voluta dal comandante romano non si protrasse. Benchè fosse in grado di trattenere i Visigoti a sud del fiume Loira, non riuscì ad evitare che accerchiassero Arles (451-453). Nel 452 Attila dilagò in Italia, con la motivazione non vera di voler contrarre matrimonio con Onoria, depredando parecchi centri abitati e distruggendo Aquileia. Valentiniano III preferì trovare rifugio a Roma. Il monarca unno oltrepassò il fiume Po, e poco dopo vennero a presentarsi al suo cospetto il Papa Leone I ed il prefetto Trigezio. In seguito il sovrano unno abbandonò l’Italia non pretendendo né di unirsi in matrimonio con Onoria né le province anteriormente richieste con forza. 
Nel 454 Ezio concordò con Valentiniano III che i loro figli (Gaudenzio e Placidia) si scambiassero una promessa di matrimonio. Tuttavia nel medesimo anno, verosimilmente il 21 o 22 settembre, Valentiniano III fece uccidere il generale romano. La sua dipartita venne riscattata l’anno seguente, durante il quale due uomini appartenenti alla sua scorta, Optila e Traustila, uccisero con crudeltà l’imperatore romano d’Occidente. 
Giampiero Lovelli




BIBLIOGRAFIA
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