Quando Dio era una donna



La Terra è una Dea (Senofonte, IV a.C.)

C'era una volta una civiltà basata su valori come il legame con la terra e la natura, l'equilibrio ecologico, la pace, l'amore, la non violenza, l'uguaglianza fra i sessi, la parità sociale e la spiritualità, una civiltà dove il profitto e il progresso tecnologico erano investiti nel benessere comune, nelle arti e nel godimento della vita.
Le città, prive di fortificazioni, erano costruite in base alla bellezza dei luoghi e alla ricchezza delle risorse naturali locali. La profonda osservazione della natura nei suoi processi ciclici e legati alla fertilità delle donne, degli animali e delle piante, il porsi domande sull'origine della vita...portò le genti di questa civiltà a immaginare l'universo come una madre onnidispensatrice nel cui grembo ha origine ogni forma di vita e nel cui grembo, come nei cicli della vegetazione, tutto ritorna dopo la morte per poi rinascere. La religione di questa civiltà, di tipo matrilineare, fu quindi quella della Dea Madre, del principio femminile, del rispetto e considerazione delle donne, sacerdotesse e capi clan. La Dea aveva il potere di donare e sostenere la vita, quanto di portare la morte ma anche la rinascita. Il principio maschile aveva anche la sua importanza ed era rappresentato dal figlio/amante della Dea; la loro unione era simboleggiata dal rito del "matrimonio sacro". Alla mascolinità era quindi associata, tra l'altro, l'energia della Terra e lo spirito selvatico della Natura. E gli sciamani erano coloro capaci di entrare in contatto con queste forze per operare rituali sacri e guarigioni. 

Non stiamo raccontando una bella favola ecologista ma approfonditi studi archeologici sulla civiltà agricola neolitica dell'Antica Europa pre-indoeuropea come è stata definita dall'archeologa lituana Marjia Gimbutas (Europa centro-meridionale, balcanica, bacino del Mediterraneo). Una civiltà che con i limiti e imperfezioni immaginabili per quel tempo così lontano dai nostri giorni, vide i suoi albori all'inizio del Paleolitico Superiore, circa 40.000 anni fa, con la comparsa dell'Homo Sapiens Sapiens e delle prime pitture rupestri, per poi fiorire verso il 7000 a.C. e perdurare ininterrotta per circa 3500 anni. In seguito, l'evoluzione sociale e spirituale di questa civiltà fu interrotta dalle invasioni di violente popolazioni guerriere nomadi dedite alla pastorizia, provenienti inizialmente dalle fredde steppe caucasiche dell'Est europeo e in seguito da tutta l'Europa orientale e dai deserti dell'Asia Minore, come per esempio le antiche tribù ebraiche guidate dai loro sacerdoti-guerrieri. Queste genti, con una struttura sociale patriarcale, adoratrici di bellicose divinità maschili e delle armi, lentamente ma inesorabilmente travolsero anche con massacri e distruzioni le pacifiche popolazioni locali. Nella protetta isola di Creta questa antica civiltà, chiamata localmente Minoica, iniziata più tardi rispetto al continente, alla fine del IV Millenio a.C., perdurò fino a circa il 1500 a.C. Tra i principali centri della civiltà dell'Antica Europa, vere e proprie città con una invidiabile organizzazione e influenza socio-culturale, ricordiamo Katal Huyuk o Hacilar (nell'attuale Turchia), Vin'a (ex-Jugoslavia), Cucuteni(Romania), Gerico(Palestina) e la più conosciuta Cnosso(Creta). L'isola di Creta fu forse l'ultimo luogo sul pianeta dove si celebrò l'armonia tra gli uomini e le donne. In seguito varie popolazioni europee come i Greci (che parlavano sempre di una mitica Età dell'Oro), i Nuragici, gli Etruschi, i Celti e le popolazioni nordiche in generale, presero molti spunti dalla civiltà neolitica dell'Antica Europa. L'antica religione della Dea Madre non fu mai del tutto soffocata, ma alla società di tipo ugualitario-mutuale che celebrava la vita e la natura, se ne sostituì gradualmente un'altra di tipo gerarchico-dominatore basata sulla violenza e la sopraffazione che vide innanzi tutto la supremazia degli uomini sulle donne e la natura.


Articolo scritto da Stefano Panzarasa e pubblicato sul Quotidiano di storia e archeologia diretto da Pierluigi Montalbano

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