Locusta, avvelenatrice nella Roma del I secolo


La donna chiamata Locusta (o Lucusta come appare in alcuni documenti) viene spesso indicata come la prima serial killer della Storia. Non si tratta però di una assassina seriale nel senso tipico, dal momento che uccideva su commissione per guadagno personale e non per piacere o follia.

A parlarci di lei troviamo soprattutto Svetonio e Tacito, storici romani nati quando già Locusta era morta, non testimoni quindi dei fatti ma semplici trascrittori di quanto avevano sentito dire su di lei. È probabile quindi che molte cose giunte alle loro orecchie fossero già leggenda.

Locusta pare fosse originaria della Gallia e dalla vita in campagna avesse appreso le proprietà delle piante tanto da riuscire a confezionare filtri mortali. Come ogni avvelenatore che si rispetti di lei si diceva che assumesse dosi di veleno progressive per stimolare il corpo all'immunità.


Ricostruzione grafica della Roma antica
La fortuna di Locusta arriva con il suo trasferimento nella Città Eterna, dove apre una bottega sul colle Palatino. La sua fama comincia a farsi strada negli ambienti pregni di intrighi dell'epoca e si dice che ai suoi servigi siano ricorsi non solo eredi impazienti ma anche personaggi illustri come Messalina, ormai stanca dell'amante Tito, e la seconda moglie dell'imperatore Claudio, Agrippina. Nel 54 DC l'imperatrice fece avvelenare il marito, mediante una pietanza di funghi opportunamente trattati, al fine di favorire l'ascesa al trono del figlio Nerone.

L'anno successivo la morte di Claudio viene scoperto un avvelenamento ad opera di Locusta e la donna viene condannata. Nerone, salito al trono grazie anche agli uffici di lei, intercede in suo favore non solo salvandola da morte certa, ma anche elargendole numerose regalie. In cambio, per consolidare la propria posizione a capo dell'impero, le chiede di eliminare il quattordicenne Britannico che, essendo figlio di Claudio, è legittimo erede al trono.

Locusta
E qui parte la dovizia di perticolari nella narrazione della vicenda da parte di Svetonio: il primo tentativo di avvelenamento del ragazzino fallisce e Nerone, adirato, arriva a schiaffeggiare Locusta rimproverandola dell'accaduto. La donna si discolpa adducendo che la dose leggera somministrata era dovuta all'intenzione di far sembrare la morte del fanciullo come un decesso naturale. Nerone vuole assicurarsi che il veleno sia efficace e agisca in brevissimo tempo. Locusta prepara allora una polvere che sperimenta prima su una capra, poi su un maiale ed infine su uno schiavo la cui morte dopo poche ore soddisfa finalmente le aspettative dell'imperatore. L'ignaro Britannico così muore in preda alle convulsioni, dopo aver bevuto una coppa di vino – precedentemente sorseggiata dall'assaggiatore ma allungata successivamente con acqua versata da una brocca avvelenata - e viene sepolto la notte stessa, in tutta fretta per timore di clamori e senza pompa magna.

La carriera di Locusta prosegue luminosa tra insegnamenti dei segreti delle piante nel suo laboratorio-scuola, test di veleni e servizi su commissione fino alla morte del suo protettore Nerone, avvenuta nel 68 DC per suicidio tramite veleno. Gli sopravviverà solo qualche mese perchè all'inizio del 69 DC verrà giustiziata insieme ad altri condannati dall'imperatore Galba che l'accusa di ben 400 omicidi.

Il numero è certamente sovradimensionato come probabilmente è lo è la storia che narra l'esecuzione della donna: secondo il filosofo Apuleio all'avvelenatrice toccò la pena di essere stuprata nella pubblica piazza da una giraffa ammaestrata e successivamente di venire data in pasto ai leoni.

Comunque sia andata nella realtà, Locusta viene ricordata come il primo assassino seriale documentato nella Storia.



Isabel Giustiniani


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