venerdì 24 giugno 2016

Le Lettere di Amarna







Nel 1887[1] una lavoratrice, che coltivava la terra e alla ricerca di legna, recuperò fra i ruderi di antiche costruzioni di Akhetaton numerose (quasi trecento) piccole assi di legno coperte di creta su cui veniva incisa la scrittura a forma di cuneo con lo stilo. Le stesse vennero cedute in cambio di denaro l’anno seguente al Cairo ed il British Museum ne comprò diverse. Fu, però, il museo di Berlino ad entrare in possesso del maggior numero di esse attraverso il pagamento del prezzo fissato[2]


L'egittologo Flinders Petrie
Nel 1891 Flinders Petrie (1853-1942), studioso inglese di egittologia e di archeologia[3], durante alcune operazioni di asportazione del terreno per riportare alla luce monumenti ed oggetti a Tell el-Amarna, scoprì fonti scritte simili a quelle rinvenute dalla contadina. In questa occasione i documenti furono registrati in modo coerente al Museo egizio del Cairo, dove ancora nel tempo presente si possono ammirare. Ma cosa aveva ritrovato Flinders Petrie? Era venuto in possesso dell’insieme di documenti privati e pubblici di Akhetaton, più conosciuti con l’appellativo di Lettere di Amarna

Purtroppo i margini delle piccole assi di legno coperte di creta erano in pessime condizioni e pertanto non si fu in grado di decifrare i segni convenzionali che lì indicavano chi spediva e chi riceveva la missiva. Una ulteriore difficoltà concerneva la fissazione dei dati cronologici, poiché gli svariati addetti alla copiatura e alla stesura di testi ufficiali utilizzavano requisiti diversi per la determinazione degli stessi. Inoltre ancora oggi gli egittologi si interrogano su quale sia stata la funzione delle piccole assi di legno coperte di creta di Amarna. Sono da ritenere scritti abbandonati per distrazione o antiche epistole che oramai non servivano più? È opportuno ricordare che sono testi con scrittura a forma di cuneo[4] (infatti le lettere, che riguardavano le relazioni politiche tra nazioni, erano scritte in quell’epoca in accadico)[5]. Molto probabilmente erano missive originali diventate superflue poiché oramai erano state prodotte copie in lingua egiziana. Sicuramente la documentazione recuperata a Tell el-Amarna mostra quanto fosse in crescita il commercio internazionale ed anche la rilevanza dei negoziati matrimoniali per scopi politici. Con riferimento a quanto detto nella proposizione precedente, sono state riconosciute come certe queste circostanze:


Tavoletta di Amarna
· il sovrano cassita[6] Burnaburiash III mandò una sua figlia a contrarre matrimonio con il faraone Amenofi III (XVIII dinastia);

· allo stesso modo si comportò il monarca di Mitanni[7] Shuttarna II[8];

· il sovrano di Mitanni Tushratta[9] dette la principessa e figlia Tadu-kheba[10] (per diversi egittologi altro non è che Nefertiti) in moglie ad Amenofi III. 


Le piccole assi di legno coperte di creta di Amarna comprovano le relazioni epistolari (e non solo quelle) esistenti tra l’antico Egitto e Babilonia, i Cassiti, l’Assiria, Mitanni, gli Ittiti e gli stati monarchici di Arzawa e Alashia (probabilmente l’attuale isola di Cipro)[11].


A motivo del complesso delle lettere scritte da monarchi di nazioni modeste o da diplomatici egiziani residenti in paesi stranieri, non è difficile descrivere il governo delle relazioni dell’Egitto con altri stati. Il Paese delle Due Terre faceva in modo che nascessero minuscole nazioni monarchiche indipendenti, poste sotto il suo controllo. Per esempio i sovrani siro - palestinesi giuravano lealtà al faraone ed il rispetto delle promesse e dei patti. La regione siro - palestinese era pertanto frazionata in tre circoscrizioni territoriali per essere meglio sorvegliata: Amurru (litorale libanese), Ube (territori siriani privi di sbocchi sul mare), Canaan (Palestina). Nelle località di maggiore importanza di queste circoscrizioni avevano dimora fissa i diplomatici ed i reparti militari egizi, ai quali era affidato il compito di tenere sotto stretta vigilanza i monarchi del posto, riscuotere le tasse ed impedire guerre fratricide tra i signorotti locali. 



Rovine di Tell el-Amarna
Un piccolo asse amarniano di legno coperto di creta ha stimolato la curiosità degli studiosi. Difatti il sovrano della regione di Canaan invocava il soccorso del faraone contro i Khabiru[12], i quali stavano occupando con la forza diversi centri abitati cananei. Khabiru, o Apiru, è un appellativo già apparso in precedenza nella storia dell’antico Egitto. Infatti durante il regno di Thutmose III[13] vennero chiamati vignaioli ed Amenofi II (monarca della XVIII dinastia egizia) ne imprigionerà 3.600 nel corso di uno scontro armato contro i Mitanni. Il piccolo asse di legno coperto di creta di Amarna sopramenzionato si occupa di esuli egizi che provarono a ritornare nel Paese delle Due Terre. Invece per alcuni egittologi i Khabiru o Apiru furono gli Ebrei arrivati in Egitto senza avere una sede fissa, in seguito stabilendo la propria dimora nel paese africano. Per altri i Khabiru non sono da considerare una popolazione, ma solamente degli individui che si trasferirono in uno stato diverso da quello d'origine o che, in seguito a vicende politiche, furono costretti a cercare rifugio in una nazione straniera. Quindi ritengono che non furono un popolo originario di una determinata area.

 
Hattusa - porta dei leoni
Collegato alle Lettere di Amarna, sebbene per via indiretta, risulta un avvenimento coinvolgente in modo particolare. Nella città di epoca remota di Hattuŝa (odierna Turchia), sede degli organismi legislativi e amministrativi centrali del regno ittita, è stato scoperto il luogo in cui venivano raccolti i documenti inviati e ricevuti dai monarchi ittiti. Pertanto è stato possibile leggere una epistola mandata da una sovrana egizia a cui era morto il coniuge, che domandava al monarca ittita Šuppiluliuma I[14] di inviarle un figlio da prendere come marito[15] al più presto, il quale sarebbe divenuto faraone. Diversi storici ritengono che il mittente della missiva fosse Nefertiti dopo il decesso di Akhenaton, ma la maggior parte pensa che possa trattarsi di Ankhesenamon[16] (a cui era morto il marito Tutankhamon[17], soprannominato il faraone bambino). È doveroso non dimenticare che Tutankhamon visse ad Akhetaton nei suoi primi anni di governo[18], avendo ancora il nome di Tutankhaton[19]








BIBLIOGRAFIA


AA.VV. (1998). Gli Egizi e le prime civiltà. Novara: De Agostini.
BRESCIANI, E. (1998). L’Antico Egitto. Novara: De Agostini.
CIMMINO, F. (2003). Dizionario delle dinastie faraoniche. Milano: Bompiani.
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JACQ, C. (1999). L’Egitto dei grandi faraoni. Milano: Arnoldo Mondadori.
HORNUNG, E. (1998). Akhenaton: la religione della luce nell’antico Egitto. Roma: Salerno.
LEPORE, A. (2008). La civiltà dell’antico Egitto. Milano: Lampi di stampa.
LOVELLI, G. (2016). Rerum antiquarum et byzantiarum fragmenta. 
Tricase: Libellula.
MONTSERRAT, D. (2005). Akhenaton. Genova: Ecig. 
MOSCHETTI, E. (2009). Akhenaton: storia di un’eresia. Torino: Ananke.
SCHLOGL, H. A. (2005). L’antico Egitto. Bologna: Il Mulino.
VELIKOVSKY, I. (2010). Le Età nel caos. Roma: Profondo Rosso.
WILKINSON, T. (2012). L’antico Egitto. Torino: Einaudi.



[1] Bresciani, E. L’Antico Egitto. Novara: De Agostini, 1998, p. 327.
[2] Lovelli, G. Rerum antiquarum et byzantiarum fragmenta. Tricase: Libellula, 2016, p. 32. 
[3] Aa.Vv. Gli Egizi e le prime civiltà. Novara: De Agostini, 1998, p. 44.
[4] Wilkinson, T. L’antico Egitto. Torino: Einaudi, 2012, p. 265.
[5] Velikovsky, I. Le Età nel caos. Roma: Profondo Rosso, 2010, p. 185.
[6] I Cassiti furono un popolo originario dei monti Zagros, che al principio del XVI secolo a.C. occuparono il regno di Babilonia.
[7] Fu uno stato monarchico collocabile nella Mesopotamia settentrionale. 
[8] Con una certa probabilità fu un figlio dell’importante sovrano mitanno Artatama I . 
[9] Re di Mitanni nel XIV secolo a.C.
[10] Cimmino, F. Dizionario delle dinastie faraoniche. Milano: Bompiani, 2003, p. 258. 
[11] Montserrat, D. Akhenaton. Genova: Ecig, 2005, p. 37.
[12] Lepore, A. La civiltà dell’antico Egitto. Milano: Lampi di stampa, 2008, p. 82.
[13] Faraone della XVIII dinastia egizia.
[14] Sovrano degli Ittiti nel XIV secolo a.C.
[15] Schlogl, H. A. L’antico Egitto. Bologna: Il Mulino, 2005, p. 84.
[16] Moschetti, E. Akhenaton: storia di un’eresia. Torino: Ananke, 2009, p. 60.
[17] Jacq, C. L’Egitto dei grandi faraoni. Milano: Mondadori, 1999, p. 232. 
[18] Hornung, E. Akhenaton: la religione della luce nell’antico Egitto. Roma: Salerno, 1998, p. 110.
[19] Grimal, N. Storia dell’antico Egitto. Bari: Laterza, 2011, p. 314.


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